Fratture ossee: tipi, sintomi, guarigione e trattamento
Fratture ossee: tipi, sintomi e trattamento
Indice dei Contenuti
- 1. Fratture ossee: tipi, sintomi e trattamento
- 2. Che cos’è una frattura e perché si verifica
- 3. Come si classificano le fratture
- 4. Fratture da stress: la frattura dello sportivo
- 5. Sintomi e segni
- 6. Diagnosi
- 7. Trattamento e tempi di consolidazione
- 8. Ritardo di consolidazione e pseudoartrosi
- 9. Magnetoterapia CEMP nelle fratture: che cosa dicono gli studi
- 10. Domande frequenti
- 11. Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
- 12. Fonti scientifiche
Pubblicato: 29 Dicembre 2018 · Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2026
In sintesi
- Composta significa che i frammenti sono rimasti allineati; scomposta significa che si sono spostati. Non ha nulla a che vedere con la pelle.
- Chiusa ed esposta indicano invece se la cute è integra oppure interrotta con l’osso in comunicazione con l’esterno: la frattura esposta è un’urgenza chirurgica.
- Le fratture da fragilità nell’anziano dipendono dall’osteoporosi e richiedono anche il trattamento della malattia ossea, non solo dell’osso rotto.
- Le fratture da stress colpiscono soprattutto metatarsi e tibia negli sportivi e possono non essere visibili alla radiografia iniziale.
- La guarigione richiede in media 6-12 settimane, con ampie variazioni per sede, età e condizioni generali.
- Nel ritardo di consolidazione e nella pseudoartrosi la magnetoterapia CEMP è una delle opzioni biofisiche più studiate, con prove ancora non conclusive: è un supporto prescritto dal medico.
Che cos’è una frattura e perché si verifica
L’osso è un tessuto vivo, capace di deformarsi entro certi limiti e di ripararsi. Quando la forza applicata supera la sua resistenza meccanica si produce una frattura. Si distinguono tre grandi meccanismi:
- Frattura traumatica: l’osso è sano e il trauma è sufficientemente energico (incidente stradale, caduta dall’alto, infortunio sportivo).
- Frattura da fragilità: l’osso è indebolito, tipicamente dall’osteoporosi, e si rompe per un trauma minimo, come una caduta dalla propria altezza. Sono tipiche di polso, femore prossimale, omero prossimale e vertebre.
- Frattura patologica: l’osso è alterato da una lesione locale (tumore primitivo o metastasi, cisti ossee, infezioni) e cede anche senza trauma significativo.
La resistenza dell’osso dipende da età, sesso, densità minerale, stato nutrizionale, terapie in corso e sede scheletrica. Dopo la menopausa la perdita di massa ossea accelera e il rischio di frattura aumenta in modo marcato; per questo, davanti a una frattura da trauma modesto in una persona sopra i 50 anni, è indicato valutare anche l’osteoporosi.
Come si classificano le fratture
Su questo punto circolano molte imprecisioni. La classificazione corretta usa criteri distinti, che vanno combinati fra loro e non confusi.
| Criterio | Tipi | Significato |
|---|---|---|
| Rapporto con la cute | Chiusa / Esposta | Nella frattura chiusa la pelle è integra. Nella frattura esposta (o aperta) la cute è interrotta e il focolaio comunica con l’esterno: alto rischio di infezione, richiede pulizia chirurgica urgente e antibiotici |
| Posizione dei frammenti | Composta / Scomposta | Composta: i frammenti restano nella posizione anatomica. Scomposta: i frammenti si sono spostati, angolati o ruotati e spesso vanno ridotti |
| Estensione della rima | Completa / Incompleta | La frattura completa attraversa tutto lo spessore dell’osso; l’incompleta ne interessa solo una parte (nel bambino: frattura a legno verde) |
| Orientamento della rima | Trasversa, obliqua, spiroide, longitudinale | Riflette il meccanismo del trauma: la spiroide indica una torsione, la trasversa un colpo diretto |
| Numero di frammenti | Semplice / Pluriframmentaria (comminuta) | La frattura semplice ha due frammenti; la pluriframmentaria ne ha tre o più ed è in genere più instabile |
| Meccanismo | Traumatica, da fragilità, patologica, da stress | Orienta sia il trattamento della frattura sia la ricerca della causa sottostante |
Espressioni come «frattura chiusa esposta» non hanno significato clinico: chiusa ed esposta sono condizioni opposte. Allo stesso modo, una frattura composta non è una frattura con osso che fuoriesce dalla pelle, ma esattamente il contrario di una scomposta.
Fratture da stress: la frattura dello sportivo
La frattura da stress è l’ultimo stadio di una lesione ossea da sovraccarico: il rimodellamento non riesce a stare al passo con i microdanni prodotti da carichi ripetuti. Colpisce soprattutto tibia, metatarsi, calcagno, collo del femore e sacro, in corridori, militari, ballerini e in chi aumenta troppo rapidamente il volume di allenamento.
Il dolore compare inizialmente solo durante l’attività, poi anche a riposo, ed è localizzato e riproducibile alla pressione. La radiografia nelle prime due-tre settimane può risultare negativa: quando il sospetto clinico è forte serve la risonanza magnetica, l’esame più sensibile.
Alcune sedi sono considerate ad alto rischio, perché tendono alla mancata guarigione: collo del femore in versante superiore, rotula, malleolo mediale, base del quinto metatarso, scafoide tarsale. In questi casi il trattamento è più prudente e talvolta chirurgico. Vanno inoltre indagati i fattori favorenti: bassa disponibilità energetica, disturbi del ciclo mestruale, carenza di vitamina D, calzature ed errori di programmazione.
Sintomi e segni
- Dolore intenso nel punto della lesione, che aumenta al carico e alla mobilizzazione.
- Impotenza funzionale: difficoltà o impossibilità a muovere o caricare il segmento.
- Tumefazione ed ematoma nella zona interessata.
- Deformità, accorciamento o rotazione anomala dell’arto nelle fratture scomposte.
- Motilità preternaturale e crepitio: segni certi di frattura, che non vanno ricercati attivamente per non aggravare il danno.
Nelle fratture vertebrali da fragilità il quadro può essere sfumato: dolore dorsale o lombare comparso senza trauma evidente, perdita di statura, accentuazione della cifosi.
Situazioni da pronto soccorso immediato
- Osso visibile o ferita in corrispondenza del focolaio: frattura esposta.
- Deformità marcata, accorciamento o rotazione dell’arto.
- Arto freddo, pallido o cianotico, assenza di polso: sospetta lesione vascolare.
- Perdita di sensibilità o di forza a valle della frattura.
- Dolore sproporzionato e tensione «a legno» del segmento: possibile sindrome compartimentale.
- Trauma cranico, toracico o addominale associato, o frattura di femore e bacino.
- Nell’anziano, incapacità a caricare dopo una caduta anche apparentemente banale.
Diagnosi
La valutazione parte dalla dinamica del trauma e dall’esame clinico, che comprende sempre il controllo della sensibilità, della motilità e dei polsi periferici a valle della lesione.
- Radiografia in due proiezioni: è l’esame di primo livello e nella grande maggioranza dei casi è sufficiente.
- Tomografia computerizzata: indicata nelle fratture articolari, del bacino, della colonna e nelle pluriframmentarie, per pianificare l’intervento.
- Risonanza magnetica: esame di riferimento per le fratture da stress, per le fratture occulte e per valutare l’edema osseo e i tessuti molli.
- Densitometria ossea (DXA): da richiedere dopo una frattura da fragilità, insieme agli esami del metabolismo osseo.
Trattamento e tempi di consolidazione
L’obiettivo è ottenere una guarigione ossea in posizione corretta e recuperare la funzione. Le strade sono due.
Trattamento conservativo. Si utilizza nelle fratture composte e stabili: riduzione se necessaria, immobilizzazione con apparecchio gessato, tutore o splint, controlli radiografici seriati e ripresa progressiva del carico secondo indicazione. L’immobilizzazione è limitata al tempo strettamente necessario, perché l’inattività prolungata provoca rigidità articolare, atrofia muscolare e perdita di massa ossea.
Trattamento chirurgico. Indicato nelle fratture scomposte, instabili, articolari, esposte e in molte fratture dell’anziano. Si utilizzano placche e viti, chiodi endomidollari, fili o fissatori esterni. Nelle fratture esposte la priorità è la pulizia chirurgica precoce associata alla profilassi antibiotica e antitetanica.
In entrambi i casi la riabilitazione è parte del trattamento e non un’aggiunta facoltativa: mobilizzazione precoce delle articolazioni libere, recupero dell’articolarità, rinforzo muscolare e rieducazione al carico.
I tempi medi di consolidazione variano molto: circa 4-6 settimane per le ossa della mano, 6-8 settimane per il polso, 8-12 settimane per tibia e femore, con recupero funzionale completo spesso più lungo. Età avanzata, fumo, diabete, malnutrizione, carenza di vitamina D, uso prolungato di cortisonici e infezioni rallentano la guarigione.
Ritardo di consolidazione e pseudoartrosi
Si parla di ritardo di consolidazione quando la guarigione procede più lentamente del previsto per quella sede, e di pseudoartrosi (mancata consolidazione) quando il processo si è arrestato e non c’è più progressione della callo osseo. Le cause sono meccaniche (instabilità, distanza eccessiva fra i frammenti) e biologiche (scarsa vascolarizzazione, infezione, fumo, patologie sistemiche).
Il trattamento può richiedere una revisione chirurgica con stabilizzazione più efficace ed eventuale innesto osseo. Accanto a queste soluzioni si utilizzano metodiche biofisiche non invasive, come gli ultrasuoni pulsati a bassa intensità e i campi elettromagnetici pulsati, che agiscono stimolando l’attività osteogenetica nel focolaio.
Magnetoterapia CEMP nelle fratture: che cosa dicono gli studi
La magnetoterapia CEMP impiega campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità. Nel tessuto osseo l’effetto studiato è la stimolazione dell’attività degli osteoblasti e dei processi di formazione del callo, con un possibile contributo al controllo dell’edema osseo e del dolore.
Nella pratica la prescrizione riguarda soprattutto il ritardo di consolidazione, la pseudoartrosi, le fratture a rischio (scafoide, quinto metatarso, tibia) e l’edema osseo post-traumatico. Il ciclo domiciliare prevede applicazioni quotidiane prolungate, spesso notturne, per diverse settimane; parametri e durata sono stabiliti dal medico.
Controindicazioni e avvertenze
- Pacemaker, defibrillatore impiantabile, neurostimolatori, pompe di infusione impiantate.
- Gravidanza.
- Neoplasie in atto o in corso di trattamento; frattura patologica non ancora inquadrata.
- Infezioni in atto nel focolaio di frattura o ferite infette.
- I mezzi di sintesi metallici (placche, viti, chiodi) non rappresentano di per sé una controindicazione, ma l’indicazione va sempre confermata dall’ortopedico.
- La magnetoterapia non sostituisce l’immobilizzazione, il rispetto dei tempi di carico e i controlli radiografici.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole perché una frattura guarisca?
Dipende dall’osso e dalla persona: indicativamente da 4-6 settimane per le piccole ossa della mano a 8-12 settimane o più per femore e tibia. La consolidazione radiografica precede di poco la ripresa funzionale completa, che può richiedere ulteriori mesi di riabilitazione.
Composta vuol dire meno grave?
In genere sì, perché i frammenti sono allineati e spesso basta l’immobilizzazione. Ma la gravità dipende anche dalla sede, dal coinvolgimento articolare e dallo stato dei tessuti molli: una frattura composta del collo del femore, per esempio, resta una condizione impegnativa.
Si può camminare con una frattura da stress?
Continuare a caricare mantenendo il gesto che ha provocato la lesione è l’errore più comune e può trasformare una fissurazione in una frattura completa. Il carico va modulato secondo l’indicazione medica, con sospensione dell’attività sportiva e ripresa graduale per criteri.
La magnetoterapia accelera la guarigione di una frattura semplice?
Nelle fratture che consolidano regolarmente non c’è motivo di aggiungerla: il beneficio dimostrato riguarda soprattutto le situazioni difficili, come il ritardo di consolidazione o la pseudoartrosi. La decisione spetta all’ortopedico.
Serve prendere calcio e vitamina D?
Un apporto adeguato di calcio, proteine e vitamina D sostiene la riparazione ossea, e la correzione di una carenza documentata è utile. Non si tratta però di un integratore da assumere in automatico: dosaggi e durata vanno concordati con il medico, soprattutto in presenza di osteoporosi o di malattie renali.
Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
Quando l’ortopedico prescrive un ciclo di magnetoterapia dopo una frattura, il trattamento si esegue a casa, anche di notte. Nella sezione dedicata al noleggio della magnetoterapia CEMP trovi apparecchi, consegna e assistenza; per un consiglio sul dispositivo più adatto alla sede della frattura puoi scriverci dalla pagina contatti.
Abbiamo approfondimenti dedicati alle sedi più frequenti: frattura di Colles, frattura dello scafoide, frattura del metatarso e frattura del femore.
Fonti scientifiche
Contenuti basati su revisioni sistematiche, metanalisi e revisioni pubblicate su riviste con revisione fra pari.
- Griffin XL, Costa ML, Parsons N, Smith N. Electromagnetic field stimulation for treating delayed union or non-union of long bone fractures in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2011;(4):CD008471. PubMed
- Effects of pulsed electromagnetic fields on bone fractures: a systematic review update. Eur J Phys Rehabil Med. 2024;60(6):989-999. PubMed
- Efficacy of adjuvant treatment for fracture nonunion/delayed union: a network meta-analysis. BMC Musculoskelet Disord. 2022;23(1):481. PubMed
- Biophysical Enhancement in Fracture Healing: A Review of the Literature. Cureus. 2023;15(4):e37704. PubMed
- Calori GM, Giannoudis PV, et al. Biological perspectives of delayed fracture healing. Injury. 2014;45(Suppl 2):S8-S15. PubMed
- Acute Management of Open Fractures: An Evidence-Based Review. Orthopedics. 2015;38(11):e1025-e1033. PubMed
- Hoenig T, Ackerman KE, Beck BR, et al. Bone stress injuries. Nat Rev Dis Primers. 2022;8(1):26. PubMed
- Clynes MA, Harvey NC, Curtis EM, et al. The epidemiology of osteoporosis. Br Med Bull. 2020;133(1):105-117. PubMed
Avvertenza importante
Questo contenuto ha una finalità informativa e divulgativa: non è un articolo scientifico originale, non sostituisce la visita medica e non permette di formulare una diagnosi a distanza. Le informazioni riportate derivano da pubblicazioni indicizzate in PubMed e da linee guida, ma vanno sempre interpretate dal professionista che conosce il singolo caso. Prima di iniziare, sospendere o modificare qualsiasi terapia, compresa la magnetoterapia CEMP, è necessario il parere del medico curante o dello specialista. In presenza di dolore intenso, deformità, perdita di forza o di sensibilità è opportuno rivolgersi subito a un pronto soccorso.
