Frattura del femore: anatomia, tipi e trattamento
Frattura del femore: anatomia, tipi e trattamento
Indice dei Contenuti
- 1. Frattura del femore: anatomia, tipi e trattamento
- 2. Anatomia del femore: le regioni che contano
- 3. I numeri del problema
- 4. Cause e fattori di rischio
- 5. Sintomi e segni clinici
- 6. Diagnosi
- 7. Come si classificano le fratture del femore
- 8. Il trattamento chirurgico
- 9. Perché conta operare presto
- 10. Il modello ortogeriatrico e la riabilitazione
- 11. Magnetoterapia CEMP: che ruolo può avere
- 12. Tempi di recupero e prognosi
- 13. Domande frequenti
- 13.1. Si può guarire da una frattura del femore senza operazione?
- 13.2. Quanto tempo si resta in ospedale?
- 13.3. Perché a volte si mette una protesi e altre volte si sintetizza la frattura?
- 13.4. La magnetoterapia CEMP serve dopo una frattura del femore?
- 13.5. Come si riduce il rischio di una seconda frattura?
- 14. Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
- 15. Fonti scientifiche
Pubblicato: 17 Marzo 2023 · Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2026
La frattura del femore è una delle lesioni traumatiche con il maggiore impatto sanitario e sociale. Il femore è l’osso più lungo, pesante e resistente dello scheletro umano, e proprio per questo la sua rottura implica quasi sempre un evento rilevante: un trauma ad alta energia nel giovane oppure, molto più spesso, una caduta banale in una persona anziana con osso fragile.
Questa guida è dedicata soprattutto alle fratture del femore prossimale – collo del femore e regione trocanterica – che rappresentano la quota principale dei ricoveri ortopedici d’urgenza nella popolazione sopra i 65 anni. Vengono illustrati anatomia, dati epidemiologici, sistemi di classificazione, opzioni chirurgiche, organizzazione delle cure ortogeriatriche, tempi di recupero e ruolo della magnetoterapia CEMP come eventuale supporto biofisico prescritto dallo specialista.
In sintesi
- Le fratture del femore prossimale interessano soprattutto le persone anziane con osteoporosi e sono nella maggior parte dei casi conseguenza di una caduta a bassa energia.
- Un’analisi internazionale su oltre quattro milioni di casi ha rilevato tassi standardizzati compresi fra 95 e 316 fratture di femore ogni 100.000 abitanti a seconda del Paese.
- La distinzione fondamentale è fra fratture intracapsulari (collo) ed extracapsulari (pertrocanteriche e sottotrocanteriche), perché cambia il rischio di necrosi della testa femorale.
- Il trattamento è quasi sempre chirurgico e la tempestività conta: la chirurgia precoce si associa a una riduzione della mortalità e delle complicanze.
- La magnetoterapia CEMP non sostituisce l’intervento né la riabilitazione: può essere prescritta come supporto in casi selezionati.
Anatomia del femore: le regioni che contano
Il femore si estende dall’anca al ginocchio e viene descritto suddividendolo in tre porzioni. L’epifisi prossimale comprende la testa femorale, che si articola con l’acetabolo del bacino, il collo del femore che la collega al resto dell’osso, e la regione trocanterica con il grande e il piccolo trocantere, sedi di inserzione dei muscoli glutei e dell’ileopsoas. Segue la diafisi, il lungo corpo cilindrico dell’osso, e infine l’epifisi distale con i condili femorali che partecipano all’articolazione del ginocchio.
Un elemento anatomico decisivo è la vascolarizzazione. La testa del femore riceve sangue soprattutto dalle arterie circonflesse femorali, i cui rami risalgono lungo il collo all’interno della capsula articolare. Una frattura intracapsulare scomposta può interrompere questi vasi e provocare la necrosi della testa femorale: è questa la ragione per cui, nelle fratture del collo scomposte dell’anziano, si preferisce spesso la sostituzione protesica alla sintesi.
I numeri del problema
Uno studio internazionale pubblicato sul Journal of Bone and Mineral Research ha identificato 4.115.046 fratture di femore analizzando venti banche dati sanitarie relative a pazienti di 50 anni e oltre ricoverati fra il 2005 e il 2018. I tassi di incidenza standardizzati per età e sesso variavano da 95,1 casi ogni 100.000 abitanti in Brasile a 315,9 casi ogni 100.000 in Danimarca.
Il dato più significativo riguarda la proiezione futura: sebbene i tassi di incidenza siano in calo nella maggior parte dei Paesi, il numero assoluto di fratture è destinato ad aumentare per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Lo stesso lavoro documenta inoltre che la percentuale di pazienti che ricevono una terapia anti-osteoporotica dopo la frattura resta insoddisfacente: un’occasione mancata di prevenzione secondaria.
Cause e fattori di rischio
Nella persona anziana la causa tipica è la caduta a bassa energia dalla propria altezza, su un osso già indebolito dall’osteoporosi. Nel giovane adulto servono invece traumi ad alta energia, come incidenti stradali o cadute dall’alto, e in questi casi la frattura si associa spesso ad altre lesioni.
- Osteoporosi e osteopenia: riducono la resistenza meccanica dell’osso trabecolare del collo femorale.
- Età avanzata e sesso femminile: la perdita ossea post-menopausale è il fattore demografico principale.
- Rischio di caduta: disturbi dell’equilibrio, ipotensione ortostatica, deficit visivi, sarcopenia, ambienti domestici non sicuri.
- Farmaci: benzodiazepine, antipsicotici, antidepressivi, diuretici e antipertensivi possono favorire le cadute; i corticosteroidi indeboliscono l’osso.
- Comorbilità: demenza, malattia di Parkinson, esiti di ictus, insufficienza renale cronica.
- Stili di vita: fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà, carenza di vitamina D e apporto proteico insufficiente.
- Lesioni patologiche: metastasi ossee o tumori primitivi possono causare fratture spontanee.
Sintomi e segni clinici
Nelle fratture scomposte del femore prossimale il quadro è piuttosto caratteristico: dolore intenso all’inguine o alla regione trocanterica, impossibilità di alzarsi e di caricare il peso sull’arto, accorciamento e rotazione esterna della gamba interessata. Il dolore aumenta con qualsiasi tentativo di mobilizzazione dell’anca.
Esistono però presentazioni più insidiose. Nelle fratture composte o ingranate del collo femorale il paziente può riuscire a camminare zoppicando, con un dolore riferito al ginocchio o alla coscia anziché all’anca: in queste situazioni una radiografia negativa non esclude la lesione ed è indicata una risonanza magnetica. Nelle fratture di diafisi il dolore si accompagna a deformità della coscia, tumefazione importante e possibile perdita ematica rilevante.
Segnali che impongono il pronto soccorso immediato
- Impossibilità di alzarsi o di caricare il peso dopo una caduta, in particolare nella persona anziana.
- Arto accorciato e ruotato verso l’esterno.
- Dolore all’anca o all’inguine che non recede con il riposo dopo un trauma.
- Pallore, sudorazione fredda, confusione o calo pressorio: possibile emorragia interna nelle fratture di diafisi.
- Deformità evidente della coscia o ferita aperta.
Diagnosi
L’esame di primo livello è la radiografia del bacino in proiezione antero-posteriore associata a una proiezione assiale dell’anca, che nella grande maggioranza dei casi è sufficiente. Quando il sospetto clinico è forte ma le immagini risultano negative, la risonanza magnetica è l’esame di riferimento per identificare le fratture occulte e l’edema midollare; in alternativa, se la risonanza non è disponibile, si ricorre alla tomografia computerizzata.
La valutazione preoperatoria comprende esami ematochimici, elettrocardiogramma, valutazione anestesiologica e, negli anziani, uno screening dello stato cognitivo e nutrizionale. In parallelo va sempre programmata la valutazione della fragilità ossea, perché una frattura da fragilità identifica un paziente ad alto rischio di seconda frattura.
Come si classificano le fratture del femore
La prima distinzione è anatomica e riguarda il rapporto con la capsula articolare dell’anca. Le fratture intracapsulari (sottocapitate e mediocervicali) mettono a rischio la vascolarizzazione della testa femorale; quelle extracapsulari (basicervicali, pertrocanteriche e sottotrocanteriche) hanno una vascolarizzazione migliore e un rischio di necrosi molto inferiore, ma sono gravate da una maggiore perdita ematica.
Per le fratture del collo il sistema più conosciuto è la classificazione di Garden, affiancata da quella di Pauwels basata sull’inclinazione della rima. Uno studio pubblicato su BMC Musculoskeletal Disorders ha valutato l’affidabilità dei sistemi radiologici applicati alle fratture del collo femorale, evidenziando come la concordanza fra osservatori sia migliore quando si utilizza la versione semplificata a due gruppi, composte e scomposte, che è anche quella con maggiore ricaduta terapeutica.
| Sede | Denominazione | Caratteristiche | Rischio principale |
|---|---|---|---|
| Intracapsulare | Frattura sottocapitata o mediocervicale del collo | Garden I-II composte, Garden III-IV scomposte | Necrosi della testa femorale e pseudoartrosi |
| Extracapsulare | Frattura basicervicale | Alla base del collo, comportamento intermedio | Instabilità rotazionale |
| Extracapsulare | Frattura pertrocanterica | Fra grande e piccolo trocantere, spesso pluriframmentaria | Perdita ematica e collasso in varo |
| Extracapsulare | Frattura sottotrocanterica | Nei 5 cm sotto il piccolo trocantere | Forze deformanti elevate, guarigione più lenta |
| Diafisaria | Frattura della diafisi femorale | Traumi ad alta energia nel giovane | Emorragia, embolia grassosa, malallineamento |
| Distale | Frattura sovracondiloidea o dei condili | Coinvolge l’articolazione del ginocchio | Rigidità e artrosi post-traumatica |
Il trattamento chirurgico
Salvo rare eccezioni legate a condizioni cliniche proibitive, la frattura del femore prossimale si tratta chirurgicamente. L’obiettivo non è soltanto ricostruire l’osso, ma consentire la mobilizzazione precoce ed evitare le complicanze dell’allettamento: polmonite, lesioni da pressione, trombosi venosa, delirium e perdita di autonomia.
Nelle fratture del collo scomposte dell’anziano la scelta si gioca fra endoprotesi (emiartroplastica) e protesi totale d’anca. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul Journal of Bone and Joint Surgery ha esaminato 16 studi randomizzati con 3.084 pazienti (1.521 protesi totale, 1.563 emiartroplastica): non sono emerse differenze significative nel tasso di revisione fino a cinque anni né negli esiti funzionali fino a tre anni, mentre la qualità della vita correlata alla salute risultava superiore nel gruppo con protesi totale, con una differenza media di 0,05 punti che tuttavia resta al di sotto della soglia di rilevanza clinica considerata dagli autori.
| Tipo di frattura | Trattamento abituale | Note |
|---|---|---|
| Collo femorale composta (Garden I-II) | Sintesi con viti cannulate o vite-placca a scivolamento | Conserva la testa femorale; richiede osso di buona qualità |
| Collo femorale scomposta, anziano | Emiartroplastica o protesi totale d’anca | La protesi totale è preferita nei pazienti attivi e autonomi |
| Collo femorale scomposta, giovane | Riduzione urgente e sintesi interna | Obiettivo: salvare la testa femorale |
| Pertrocanterica | Chiodo endomidollare cefalomidollare | Sintesi stabile che permette il carico precoce |
| Sottotrocanterica | Chiodo endomidollare lungo | Alta sollecitazione meccanica, consolidazione più lenta |
| Diafisaria | Chiodo endomidollare bloccato | Standard di riferimento nell’adulto |
| Distale | Placca a stabilità angolare o chiodo retrogrado | Ricostruzione della superficie articolare |
Perché conta operare presto
La tempistica dell’intervento è uno dei pochi fattori realmente modificabili. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal ha raccolto 16 studi prospettici per un totale di 13.478 pazienti: considerando i cinque studi che riportavano il rischio di morte corretto per i fattori confondenti, la chirurgia eseguita entro la soglia stabilita (24, 48 o 72 ore) si associava a una riduzione significativa della mortalità, con rischio relativo pari a 0,81 (intervallo di confidenza al 95%: 0,68-0,96). I dati non corretti mostravano inoltre una riduzione della polmonite intraospedaliera (RR 0,59) e delle lesioni da pressione (RR 0,48).
Risultati analoghi emergono da una successiva meta-analisi pubblicata su Scientific Reports, dedicata specificamente all’impatto del timing chirurgico nei pazienti anziani con frattura di femore.
Il modello ortogeriatrico e la riabilitazione
La frattura di femore nell’anziano non è soltanto un problema ortopedico. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Calcified Tissue International ha incluso 37 studi per un totale di 37.294 pazienti, confrontando i modelli di cura ortogeriatrica con la gestione ortopedica tradizionale. La co-gestione fra ortopedico e geriatra si è associata a una riduzione del 28% del rischio di mortalità intraospedaliera, a una riduzione del 14% della mortalità a un anno, a una riduzione del 19% del rischio di delirium e a una degenza più breve di circa 1,55 giorni.
Il percorso riabilitativo inizia in genere il giorno stesso o il giorno successivo all’intervento, con la verticalizzazione assistita e il carico secondo indicazione del chirurgo. Comprende poi il recupero dell’articolarità dell’anca, il rinforzo dei glutei e del quadricipite, l’allenamento dell’equilibrio e la rieducazione del cammino con ausili progressivamente più leggeri. Fondamentali sono anche il supporto nutrizionale, la correzione della carenza di vitamina D e l’avvio di una terapia anti-osteoporotica per prevenire la seconda frattura.
Magnetoterapia CEMP: che ruolo può avere
La magnetoterapia CEMP impiega campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità, generati da solenoidi applicati sulla regione da trattare. Nel contesto della frattura di femore va detto con chiarezza che non esiste alcuna alternativa alla chirurgia: la stimolazione biofisica può essere eventualmente prescritta dallo specialista come supporto, per esempio quando la consolidazione appare rallentata o quando coesistono fattori di rischio per pseudoartrosi.
La revisione Cochrane sulla stimolazione con campi elettromagnetici nei ritardi di consolidazione e nelle pseudoartrosi delle ossa lunghe segnala un possibile effetto sui parametri radiografici, ma conclude che le prove disponibili non sono sufficienti a dimostrare un beneficio clinico certo. Una rassegna successiva pubblicata sul Journal of Biological Regulators and Homeostatic Agents ripercorre i meccanismi biologici della stimolazione con CEMP nella riparazione ossea e le loro possibili applicazioni cliniche. Il messaggio pratico è che si tratta di un supporto, non di una cura autonoma.
Controindicazioni e cautele
- Pacemaker, defibrillatore impiantabile, neurostimolatori e pompe di infusione impiantate.
- Gravidanza.
- Neoplasie attive nella zona di applicazione, salvo diversa indicazione dello specialista.
- Infezioni in atto, ferita chirurgica non guarita, sospetta infezione periprotesica.
- Epilessia non controllata.
- Parametri, durata delle sedute e periodo complessivo devono essere sempre definiti dal medico prescrittore.
Tempi di recupero e prognosi
La consolidazione ossea di una frattura del femore prossimale operata richiede in genere dalle otto alle dodici settimane, ma il recupero funzionale è un percorso più lungo: molti pazienti impiegano sei mesi o più per tornare al livello di autonomia precedente, e una parte non lo recupera completamente. Nelle fratture di diafisi trattate con chiodo endomidollare i tempi di consolidazione sono simili, con ripresa dello sport dopo diversi mesi.
La prognosi dipende molto meno dal tipo di frattura e molto più dalle condizioni generali del paziente: stato cognitivo, autonomia precedente, numero di patologie associate e qualità del percorso riabilitativo. Per questo motivo la prevenzione delle cadute e il trattamento dell’osteoporosi rappresentano l’intervento più efficace in assoluto.
Domande frequenti
Si può guarire da una frattura del femore senza operazione?
Il trattamento conservativo è riservato a situazioni molto particolari, per esempio pazienti con condizioni cliniche che rendono l’anestesia troppo rischiosa oppure fratture composte e stabili in soggetti già non deambulanti. Nella grande maggioranza dei casi l’intervento è la scelta corretta, perché consente di rimettere in piedi il paziente rapidamente e di evitare le complicanze dell’immobilità.
Quanto tempo si resta in ospedale?
La degenza varia in base al tipo di intervento e alle condizioni generali. La letteratura sui modelli ortogeriatrici documenta una riduzione media della degenza di circa un giorno e mezzo quando ortopedico e geriatra collaborano fin dall’ingresso. Al ricovero per acuti segue spesso un periodo in struttura riabilitativa.
Perché a volte si mette una protesi e altre volte si sintetizza la frattura?
Dipende dalla sede e dalla scomposizione. Nelle fratture intracapsulari scomposte dell’anziano la vascolarizzazione della testa femorale è spesso compromessa e la sintesi avrebbe un’alta probabilità di fallire: si preferisce quindi la sostituzione protesica. Nelle fratture composte o in quelle extracapsulari, invece, la sintesi con viti o chiodo endomidollare è la soluzione abituale.
La magnetoterapia CEMP serve dopo una frattura del femore?
Può essere prescritta dallo specialista come supporto in situazioni selezionate, tipicamente quando la consolidazione procede lentamente. Non accelera in modo dimostrato la guarigione di una frattura che sta consolidando regolarmente e non sostituisce né l’intervento né la fisioterapia. L’indicazione, i parametri e la durata spettano al medico.
Come si riduce il rischio di una seconda frattura?
Con un approccio combinato: valutazione e trattamento dell’osteoporosi, correzione della carenza di vitamina D, apporto proteico e di calcio adeguato, revisione dei farmaci che favoriscono le cadute, esercizio fisico mirato a forza ed equilibrio e messa in sicurezza dell’ambiente domestico. La frattura da fragilità è un campanello d’allarme che non va ignorato.
Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
Se lo specialista ha prescritto un ciclo di magnetoterapia CEMP, il noleggio consente di eseguire il trattamento a casa per il tempo indicato in prescrizione, senza acquistare l’apparecchiatura. Le informazioni sul servizio di noleggio e la pagina contatti sono a disposizione per ogni chiarimento.
Per approfondire argomenti collegati puoi consultare le pagine dedicate a sintomi e trattamento della frattura del femore, alle fratture della diafisi femorale, alla necrosi della testa del femore e alla magnetoterapia CEMP in caso di fratture.
Fonti scientifiche
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Avvertenza importante
Il testo che hai letto è materiale divulgativo redatto a scopo informativo: non è una pubblicazione scientifica, non ha valore di consulto e non può sostituire l’esame diretto di un medico o di un fisioterapista. Le fonti citate sono studi e revisioni indicizzate in PubMed, ma ogni percorso di cura va personalizzato dallo specialista che segue il paziente. L’impiego di dispositivi medici come la magnetoterapia CEMP richiede una prescrizione e una precisa indicazione clinica. Se i sintomi peggiorano o compaiono segni di allarme è necessario contattare il proprio medico o il servizio di emergenza.
