Necrosi della testa del femore: cause, sintomi e trattamento
Necrosi della testa del femore: cause, sintomi e trattamento
Indice dei Contenuti
- 1. Necrosi della testa del femore: cause, sintomi e trattamento
- 2. Che cos’è l’osteonecrosi della testa del femore
- 3. Quanto è frequente
- 4. Cause e fattori di rischio
- 5. Sintomi: come si manifesta
- 6. Diagnosi: quali esami servono
- 7. La stadiazione ARCO
- 8. Trattamento conservativo
- 9. Trattamento chirurgico
- 10. Magnetoterapia CEMP nell’osteonecrosi: che cosa dicono gli studi
- 11. Prognosi e controlli nel tempo
- 12. Domande frequenti
- 13. Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
- 14. Fonti scientifiche
Pubblicato: 3 Gennaio 2023 · Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2026
In sintesi
- L’osteonecrosi della testa del femore è la morte del tessuto osseo per riduzione dell’apporto ematico.
- Colpisce soprattutto adulti fra i 30 e i 60 anni; nel registro nazionale giapponese l’incidenza corretta è risultata di 3,0 casi ogni 100.000 persone all’anno.
- I fattori più frequentemente associati sono la terapia cortisonica (39% dei casi) e il consumo di alcol (30%); nel 27% dei casi non si individua alcuna causa.
- Il sintomo iniziale è il dolore inguinale che peggiora con il carico; la radiografia può essere normale nelle fasi precoci e la risonanza magnetica è l’esame di riferimento.
- Il trattamento dipende dallo stadio ARCO: si va dalla gestione conservativa e dalla decompressione del nucleo fino alla protesi totale d’anca.
- La magnetoterapia CEMP è stata studiata come stimolazione biofisica di supporto, non come alternativa alla terapia prescritta dallo specialista.
Che cos’è l’osteonecrosi della testa del femore
La testa del femore è la porzione a forma di sfera che si articola con l’acetabolo del bacino e forma l’articolazione dell’anca. Riceve sangue soprattutto dalle arterie circonflesse femorali, vasi di piccolo calibro con scarse connessioni alternative: è una situazione anatomica che rende questa zona particolarmente vulnerabile. Quando il flusso si riduce o si interrompe, le cellule ossee e il midollo vanno incontro a necrosi.
Il termine necrosi indica genericamente la morte di cellule o tessuti. Nel caso dell’anca il termine corretto e specifico è osteonecrosi della testa del femore (in inglese osteonecrosis of the femoral head, ONFH), sinonimo di necrosi avascolare: non si tratta quindi di due condizioni diverse, come talvolta si legge, ma dello stesso quadro clinico.
Il processo si sviluppa in fasi. Inizialmente l’osso necrotico mantiene la propria forma e la persona può non avvertire nulla. In un secondo momento l’organismo tenta di riparare l’area con un fronte di riassorbimento e neoformazione ossea: proprio questa zona di transizione è meccanicamente fragile e può fratturarsi sotto la lamina cartilaginea (frattura subcondrale). Quando la sfera femorale perde la propria rotondità, il danno diventa irreversibile e l’articolazione evolve verso l’artrosi.
Quanto è frequente
L’osteonecrosi dell’anca è una malattia relativamente rara ma tutt’altro che trascurabile, perché interessa spesso persone in età lavorativa. Uno studio epidemiologico condotto sul registro nazionale giapponese delle malattie rare ha analizzato 3.264 nuove diagnosi e oltre 20.000 casi prevalenti, calcolando un’incidenza annua corretta di 3,0 casi ogni 100.000 abitanti e una prevalenza compresa fra 18,2 e 19,2 casi ogni 100.000 abitanti.
Nello stesso studio il rapporto fra uomini e donne era di circa 1,2-1,4 a favore del sesso maschile, con un picco di frequenza intorno ai 40 anni negli uomini e ai 60 anni nelle donne. Il coinvolgimento di entrambe le anche non è raro: per questo, quando viene posta la diagnosi da un lato, lo specialista valuta spesso anche il lato opposto.
Cause e fattori di rischio
È utile distinguere le forme traumatiche da quelle non traumatiche. Nelle prime il danno vascolare è diretto: una frattura del collo del femore o una lussazione dell’anca possono interrompere i vasi che nutrono la testa femorale. Nelle forme non traumatiche il meccanismo è più complesso e coinvolge alterazioni del microcircolo, aumento della pressione all’interno dell’osso e accumulo di cellule adipose nel midollo.
- Terapia corticosteroidea, soprattutto ad alte dosi o prolungata: è il fattore associato più frequente. Uno studio nazionale su coorte coreana ha confermato che l’esposizione ai corticosteroidi influenza sia la comparsa sia la progressione della malattia.
- Consumo di alcol: una meta-analisi dose-risposta su cinque studi caso-controllo ha stimato un aumento del rischio del 35,3% per ogni 100 grammi di alcol assunti a settimana.
- Traumi dell’anca: fratture del collo femorale, lussazioni, epifisiolisi.
- Malattie ematologiche come l’anemia falciforme e la malattia di Gaucher.
- Malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, spesso in associazione alla terapia steroidea.
- Chemioterapia, radioterapia, trapianto d’organo, infezione da HIV.
- Malattia da decompressione nei subacquei e nei lavoratori esposti a variazioni di pressione.
- Forme idiopatiche: nel 27% circa dei casi registrati non viene identificato alcun fattore riconoscibile.
Un chiarimento importante: l’aterosclerosi generalizzata e la trombosi venosa periferica non sono cause tipiche di osteonecrosi dell’anca, mentre lo sono le alterazioni della coagulazione (trombofilia) e le condizioni che modificano il metabolismo dei grassi all’interno dell’osso. Anche la malattia di Legg-Calvé-Perthes, che viene talvolta citata fra le cause, è in realtà una forma distinta di osteonecrosi che colpisce il bambino in accrescimento e ha decorso, prognosi e trattamento propri.
Sintomi: come si manifesta
Nelle fasi iniziali l’osteonecrosi può essere completamente silente e venire scoperta per caso durante un esame eseguito per altri motivi. Quando compaiono, i disturbi seguono in genere una progressione abbastanza tipica:
- Dolore all’inguine, tipicamente profondo, che può irradiarsi al gluteo, alla faccia anteriore della coscia e talvolta al ginocchio.
- Peggioramento con il carico: il dolore aumenta stando in piedi, camminando o salendo le scale e si attenua con il riposo.
- Dolore notturno o a riposo nelle fasi più avanzate.
- Rigidità articolare con perdita progressiva della rotazione interna e dell’abduzione.
- Zoppia e difficoltà a caricare il peso sull’arto interessato.
- Comparsa improvvisa di dolore intenso, che può corrispondere al momento della frattura subcondrale.
Va corretta una convinzione diffusa: gonfiore e arrossamento visibili non sono segni tipici dell’osteonecrosi dell’anca. L’articolazione è profonda e circondata da masse muscolari, per cui il versamento non si apprezza dall’esterno. La comparsa di rossore, calore locale e febbre orienta invece verso un’infezione articolare e richiede una valutazione medica urgente.
Quando rivolgersi rapidamente al medico
- Dolore inguinale che dura da più di due o tre settimane e non migliora con il riposo.
- Dolore all’anca in una persona che assume o ha assunto cortisone ad alte dosi.
- Improvvisa impossibilità a caricare il peso sulla gamba dopo un dolore acuto.
- Febbre, brividi, rossore o calore sull’anca: possibile infezione articolare.
- Dolore all’anca comparso dopo un trauma o dopo il trattamento di una frattura del femore.
Diagnosi: quali esami servono
La visita specialistica valuta la mobilità dell’anca, in particolare la rotazione interna, che è spesso la prima a ridursi e a diventare dolorosa. Gli esami di immagine confermano il sospetto e definiscono lo stadio.
- Radiografia del bacino e dell’anca in due proiezioni: è il primo esame, ma nelle fasi precoci può risultare del tutto normale. Più avanti mostra aree di sclerosi, il tipico segno della semiluna (frattura subcondrale) e infine l’appiattimento della testa.
- Risonanza magnetica: è l’esame di riferimento, capace di identificare la malattia quando la radiografia è ancora negativa. Consente di misurare l’estensione della zona necrotica, informazione decisiva per la prognosi.
- Tomografia computerizzata: utile per definire con precisione una frattura subcondrale o un iniziale collasso quando la radiografia è dubbia.
- Esami di laboratorio: non diagnosticano l’osteonecrosi, ma aiutano a individuare condizioni associate (assetto lipidico, coagulazione, indici di flogosi, screening autoimmune).
La stadiazione ARCO
La classificazione più usata a livello internazionale è quella dell’Association Research Circulation Osseous (ARCO), rivista nel 2019 per renderla più semplice e riproducibile. La versione aggiornata si basa su quattro stadi e considera la radiografia come punto di partenza, con la risonanza magnetica per le fasi iniziali.
| Stadio ARCO 2019 | Che cosa si osserva | Significato clinico |
|---|---|---|
| Stadio I | Radiografia normale; risonanza magnetica positiva | Malattia presente ma non ancora visibile ai raggi X |
| Stadio II | Alterazioni radiografiche (sclerosi, aree osteolitiche, osteoporosi focale) senza frattura subcondrale | Testa femorale ancora sferica |
| Stadio III A | Frattura subcondrale o collasso con appiattimento della testa fino a 2 mm | Fase iniziale del cedimento |
| Stadio III B | Collasso con appiattimento superiore a 2 mm | Fase avanzata del cedimento |
| Stadio IV | Riduzione della rima articolare, alterazioni acetabolari, degenerazione artrosica | Danno articolare stabilizzato |
La distinzione fra stadio II e stadio III è cruciale: finché la testa femorale conserva la propria forma sono possibili interventi che salvano l’articolazione, mentre dopo il collasso le opzioni si riducono progressivamente alla protesi.
Trattamento conservativo
Nelle forme iniziali e in pazienti selezionati il percorso può iniziare senza intervento chirurgico. Gli obiettivi sono ridurre il dolore, limitare la progressione e correggere i fattori di rischio modificabili.
- Riduzione del carico con bastone o stampelle nelle fasi acute, secondo l’indicazione dello specialista.
- Controllo dei fattori di rischio: revisione della terapia cortisonica con il medico prescrittore, sospensione dell’alcol e del fumo, trattamento di dislipidemia e trombofilia.
- Terapia del dolore con analgesici o antinfiammatori, sempre su indicazione medica.
- Fisioterapia per mantenere l’articolarità e la forza dei muscoli glutei, evitando esercizi che sovraccarichino l’anca.
- Terapie farmacologiche in studio come bifosfonati, statine o farmaci vasoattivi: le linee guida internazionali le considerano opzioni con evidenze ancora limitate e non uniformi.
- Stimolazione biofisica, di cui fa parte la magnetoterapia CEMP, proposta come trattamento di supporto nelle fasi precoci.
Trattamento chirurgico
Quando la necrosi è estesa, sintomatica o già complicata da cedimento, la chirurgia diventa la strada principale. La scelta dipende dallo stadio, dall’età e dalla dimensione della lesione.
| Opzione | In quali casi | Obiettivo |
|---|---|---|
| Decompressione del nucleo (core decompression) | Stadi precoci, testa femorale ancora sferica | Ridurre la pressione interna e favorire la rivascolarizzazione |
| Decompressione con cellule midollari o concentrato midollare | Stadi precoci, come potenziamento della procedura | Aggiungere uno stimolo rigenerativo al canale di decompressione |
| Innesto osseo non vascolarizzato | Lesioni contenute, prima del collasso | Sostenere meccanicamente la zona necrotica |
| Innesto osseo vascolarizzato (per esempio da perone) | Pazienti giovani con lesioni estese pre-collasso | Portare tessuto osseo vitale e vascolarizzato |
| Osteotomia femorale | Lesioni limitate e ben localizzate | Spostare l’area necrotica fuori dalla zona di carico |
| Artroplastica di rivestimento | Casi selezionati, con buona qualità ossea | Conservare più osso rispetto alla protesi tradizionale |
| Protesi totale d’anca | Stadi III avanzati e stadio IV | Eliminare il dolore e recuperare la funzione |
| Osservazione clinica e radiologica | Lesioni piccole e asintomatiche | Monitorare l’evoluzione evitando trattamenti non necessari |
La decompressione del nucleo è l’intervento più studiato per le fasi precoci. Una revisione sistematica con meta-analisi ha confrontato la sola decompressione con la decompressione associata all’impianto di cellule staminali midollari autologhe, riportando risultati favorevoli per la procedura combinata in termini di progressione radiografica e di necessità di protesi. Si tratta comunque di studi eterogenei, che richiedono conferme e una selezione accurata dei pazienti.
Magnetoterapia CEMP nell’osteonecrosi: che cosa dicono gli studi
La magnetoterapia CEMP utilizza campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità applicati sulla zona da trattare. Nell’ambito dell’osteonecrosi rientra fra le cosiddette terapie di stimolazione biofisica, che comprendono anche gli ultrasuoni pulsati a bassa intensità e la stimolazione elettrica.
Uno studio pubblicato sul Journal of Bone and Joint Surgery ha descritto l’impiego della stimolazione biofisica con campi elettromagnetici pulsati nell’osteonecrosi della testa del femore, con l’obiettivo di controllare il dolore e rallentare l’evoluzione nelle fasi che precedono il collasso. Una successiva revisione sulla stimolazione biofisica di osso e cartilagine ha inquadrato queste applicazioni descrivendone le basi sperimentali e i limiti metodologici degli studi clinici disponibili.
Controindicazioni e cautele
- Portatori di pacemaker, defibrillatore impiantabile o altri dispositivi elettronici attivi.
- Gravidanza.
- Presenza di neoplasie in atto nella zona da trattare.
- Epilessia non controllata e infezioni acute in corso.
- In caso di dubbi, il parere del medico curante o dello specialista precede sempre l’inizio del trattamento.
Prognosi e controlli nel tempo
L’evoluzione dipende soprattutto da tre elementi: la dimensione della lesione, la sua posizione rispetto alla zona di carico e lo stadio al momento della diagnosi. Lesioni piccole, laterali e diagnosticate prima del collasso hanno la prognosi migliore; lesioni ampie che coinvolgono la porzione superiore ed esterna della testa femorale tendono invece a cedere. Per questo i controlli radiografici e, quando indicato, la risonanza magnetica vengono ripetuti secondo il calendario stabilito dallo specialista.
Domande frequenti
La necrosi della testa del femore guarisce da sola?
Le lesioni molto piccole e asintomatiche possono rimanere stabili nel tempo, ma non si può contare su una guarigione spontanea. Nella maggior parte dei casi sintomatici la malattia tende a progredire, e proprio per questo la diagnosi precoce con risonanza magnetica è così importante.
È sempre necessaria la protesi?
No. La protesi totale d’anca è la soluzione per gli stadi avanzati con collasso e artrosi. Negli stadi precoci esistono procedure che mirano a conservare l’articolazione, come la decompressione del nucleo, gli innesti ossei e le osteotomie.
Il cortisone provoca sempre osteonecrosi?
No. Solo una minoranza delle persone trattate con corticosteroidi sviluppa osteonecrosi; il rischio cresce con dosi elevate e trattamenti prolungati. La terapia cortisonica non va mai sospesa autonomamente: qualsiasi modifica deve essere concordata con il medico che l’ha prescritta.
Posso continuare a camminare o fare sport?
Il carico va modulato in base allo stadio e alle indicazioni dello specialista. In genere si evitano corsa, salti e attività a impatto, mentre attività a basso carico come la cyclette leggera o il nuoto possono essere consentite. La decisione è sempre individuale.
La magnetoterapia CEMP può sostituire l’intervento?
No. Può essere prescritta come trattamento di supporto, in particolare nelle fasi precoci e per il controllo del dolore, ma non sostituisce né la valutazione ortopedica né l’intervento chirurgico quando questo è indicato.
Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
Se lo specialista ha prescritto un ciclo di magnetoterapia CEMP, il trattamento può essere svolto comodamente a casa con un apparecchio a noleggio. Nella sezione noleggio magnetoterapia sono indicate le modalità di consegna e di utilizzo, mentre dalla pagina contatti è possibile richiedere informazioni e inviare la prescrizione medica per una valutazione.
Sullo stesso argomento possono essere utili anche gli approfondimenti dedicati a frattura del femore, edema osseo e magnetoterapia CEMP nelle fratture.
Fonti scientifiche
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- Massari L, Benazzo F, Falez F, et al. Biophysical stimulation of bone and cartilage: state of the art and future perspectives. Int Orthop. 2019;43(3):539-551. PubMed
Avvertenza importante
Questo contenuto ha una finalità informativa e divulgativa: non è un articolo scientifico originale, non sostituisce la visita medica e non permette di formulare una diagnosi a distanza. Le informazioni riportate derivano da pubblicazioni indicizzate in PubMed e da linee guida, ma vanno sempre interpretate dal professionista che conosce il singolo caso. Prima di iniziare, sospendere o modificare qualsiasi terapia, compresa la magnetoterapia CEMP, è necessario il parere del medico curante o dello specialista. In presenza di dolore intenso, deformità, perdita di forza o di sensibilità è opportuno rivolgersi subito a un pronto soccorso.
