Magnetoterapia CEMP nelle fratture: come agisce e cosa dicono gli studi

la magnetoterapia in caso di fratture

Pubblicato: 2 Settembre 2021 · Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2026

Una frattura guarisce grazie a un processo biologico ordinato che, nella maggior parte dei casi, si conclude senza problemi quando l’osso è ridotto correttamente e stabilizzato. In una minoranza di situazioni, però, la consolidazione rallenta o non avviene: è qui che si inserisce la stimolazione con campi elettromagnetici pulsati (CEMP), utilizzata da decenni come trattamento non invasivo di supporto alla riparazione ossea.

Questa pagina spiega come funziona la magnetoterapia CEMP nelle fratture, in quali situazioni viene proposta, che cosa dicono davvero le revisioni sistematiche e quali sono i limiti da conoscere. Per la descrizione generale dei tipi di frattura, dei sintomi e dei trattamenti ortopedici è disponibile la guida dedicata alle fratture ossee.

In sintesi

  • La riparazione di una frattura passa attraverso fasi successive: ematoma e infiammazione, callo molle, callo osseo, rimodellamento.
  • I CEMP sono campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità che generano correnti indotte molto piccole nel tessuto osseo, con effetti documentati sulle cellule ossee in laboratorio.
  • L’impiego clinico più consolidato riguarda i ritardi di consolidazione e le pseudoartrosi, come alternativa o come tentativo prima di un nuovo intervento.
  • Le revisioni sistematiche indicano risultati promettenti ma non definitivi: gli studi sono pochi, disomogenei e spesso di piccole dimensioni.
  • La magnetoterapia non sostituisce riduzione, stabilizzazione, controlli radiografici e riabilitazione: è un supporto da concordare con l’ortopedico.

Subito dopo il trauma si forma un ematoma nel focolaio di frattura, con arrivo di cellule infiammatorie e liberazione di fattori di crescita: è la fase infiammatoria, che dura pochi giorni. Segue la formazione del callo molle, un tessuto fibrocartilagineo che unisce provvisoriamente i frammenti e riduce la mobilità del focolaio.

Nella terza fase il callo molle viene progressivamente sostituito da tessuto osseo immaturo (callo duro), che rende la frattura stabile ma non ancora normale dal punto di vista meccanico. L’ultima fase, il rimodellamento, può durare mesi o anni: l’osso riorganizza le proprie trabecole secondo le linee di carico, fino a recuperare una struttura simile a quella originaria.

I tempi variano molto in base alla sede e all’età: nelle ossa spongiose ben vascolarizzate la consolidazione è più rapida, nelle diafisi delle ossa lunghe e in alcune zone a vascolarizzazione critica – come lo scafoide del carpo o il collo del femore – è più lenta e più esposta a complicanze.

Quando la guarigione si complica: ritardo di consolidazione e pseudoartrosi

Si parla di ritardo di consolidazione quando la guarigione procede più lentamente del previsto per quella sede, e di pseudoartrosi (o mancata consolidazione) quando il processo si arresta e il focolaio resta mobile, con dolore alla sollecitazione e assenza di progressione radiografica nei controlli successivi. Le pseudoartrosi vengono distinte in ipertrofiche, con abbondante callo ma instabilità meccanica, e atrofiche, in cui prevale la povertà biologica del focolaio.

Nella pratica il sospetto nasce da tre elementi che vanno valutati insieme: dolore persistente sul focolaio oltre i tempi attesi, mobilità anomala o incapacità di caricare, immagini radiografiche che non mostrano progressione. La conferma e la scelta della strategia – revisione chirurgica, innesto osseo, stimolazione fisica – sono compito dello specialista.

Che cosa rallenta la consolidazione

Alcuni fattori aumentano in modo documentato il rischio di ritardo o di mancata consolidazione, e riconoscerli è il primo intervento utile:

  • fumo di sigaretta: una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su BMJ Open ha rilevato nei fumatori un rischio significativamente maggiore di ritardo e di pseudoartrosi dopo frattura, osteotomia o artrodesi;
  • instabilità meccanica del focolaio, riduzione insufficiente, gap fra i frammenti, mobilizzazione precoce non controllata;
  • vascolarizzazione compromessa per il tipo di trauma o per la sede anatomica;
  • infezione del focolaio o dei mezzi di sintesi;
  • condizioni generali e metaboliche: diabete, carenza di vitamina D e di proteine, malnutrizione, insufficienza renale, terapia cortisonica prolungata, età avanzata;
  • farmaci: per i FANS le revisioni sistematiche più recenti riportano evidenze contrastanti e di qualità limitata, motivo per cui nei soggetti a rischio si preferisce comunque un uso mirato e per periodi brevi, secondo indicazione medica.

Che cos’è la magnetoterapia CEMP e come agisce sull’osso

La magnetoterapia CEMP impiega campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità, generati da solenoidi o piastre applicate sulla zona da trattare. Il campo variabile induce nel tessuto correnti elettriche di intensità estremamente ridotta, che rappresentano lo stimolo biologico effettivo: l’osso è infatti un tessuto sensibile ai segnali elettrici e meccanici, e risponde riorganizzando l’attività delle proprie cellule.

Negli studi sperimentali l’esposizione a CEMP è associata a un aumento della proliferazione e della differenziazione degli osteoblasti, a una maggiore produzione di matrice e di fattori di crescita coinvolti nella riparazione e a una riduzione dell’attività degli osteoclasti. Sul piano clinico l’obiettivo è duplice: sostenere la formazione del callo osseo e contribuire al controllo del dolore e dell’edema nella zona trattata.

È utile precisare che cosa la magnetoterapia non fa: non riallinea i frammenti, non stabilizza una frattura instabile e non accelera la guarigione oltre i limiti biologici del tessuto. Descrizioni che parlano di «ripolarizzazione delle membrane» o di effetti immediati sulla mineralizzazione non hanno fondamento nella letteratura.

Che cosa dicono gli studi

La sintesi onesta delle prove disponibili è questa: i segnali di efficacia esistono, soprattutto nelle situazioni difficili come le pseudoartrosi, ma la qualità complessiva degli studi non permette conclusioni definitive. Ecco le revisioni più rilevanti.

FonteTipo di studioRisultato principale
Cochrane Database of Systematic Reviews, 2011Revisione sistematica di studi randomizzati su ritardi di consolidazione e pseudoartrosi delle ossa lungheI dati raccolti sono stati giudicati insufficienti per stabilire con certezza il beneficio clinico: differenze radiografiche osservate in alcuni studi non si sono tradotte in conclusioni definitive
Bioelectromagnetics, 2020Revisione sistematica con meta-analisi sull’effetto dei CEMP sulla guarigione osseaRisultati complessivamente favorevoli sui tassi di consolidazione, con eterogeneità importante tra protocolli e popolazioni
Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery, 2014Revisione sugli stimolatori della crescita ossea, con confronto fra ultrasuoni pulsati a bassa intensità e CEMPEntrambe le metodiche mostrano indicazioni di efficacia nelle mancate consolidazioni, ma gli studi disponibili hanno limiti metodologici
Cureus, 2022Serie clinica sul trattamento delle pseudoartrosi con stimolazione a campo magnetico combinatoConsolidazione ottenuta in una quota rilevante di casi trattati senza nuovo intervento, in assenza però di un gruppo di controllo randomizzato
Frontiers in Medicine, 2025Revisione sistematica sui mezzi fisici nei pazienti con fratturaEffetti positivi su dolore e recupero funzionale, con richiamo esplicito alla necessità di studi metodologicamente più solidi
Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014Revisione su ultrasuoni e onde d’urto nelle fratture acute dell’adultoIl beneficio non risulta dimostrato in modo affidabile: un utile promemoria sul fatto che la plausibilità biologica non basta

Quando viene proposta e come si usa a domicilio

Le situazioni in cui l’ortopedico può suggerire un ciclo di magnetoterapia CEMP sono tipicamente:

  • frattura recente in sede a guarigione lenta o in paziente con fattori di rischio per ritardo di consolidazione;
  • ritardo di consolidazione documentato ai controlli radiografici;
  • pseudoartrosi, in particolare ipertrofica, come tentativo conservativo prima di una revisione chirurgica o dopo di essa;
  • dolore ed edema persistenti dopo la rimozione del gesso o dopo osteosintesi;
  • quadri di edema osseo o di sofferenza ossea subcondrale associati al trauma.

Nell’uso domiciliare i parametri (frequenza, intensità, durata della seduta e del ciclo) vengono definiti dal medico in base alla sede e al quadro clinico: nella pratica ortopedica si utilizzano frequenze basse e sedute quotidiane prolungate, ripetute per settimane. Due indicazioni valgono sempre: applicare il solenoide o le piastre in modo che la zona di frattura sia effettivamente compresa nel campo, e mantenere la continuità del trattamento, perché sedute occasionali non consentono di valutare alcun risultato. La presenza di mezzi di sintesi in acciaio o titanio non è una controindicazione.

Segnali che richiedono un contatto rapido con lo specialista

  • Dolore che aumenta invece di ridursi nei giorni successivi al trauma o all’intervento.
  • Gonfiore in rapido aumento, formicolii, perdita di sensibilità, dita fredde o pallide, dolore molto intenso sotto il gesso: possibile sofferenza vascolare o nervosa, da valutare in urgenza.
  • Febbre, arrossamento o secrezione dalla ferita chirurgica.
  • Sensazione di cedimento o di mobilità anomala nel punto della frattura.
  • Assenza di miglioramento oltre i tempi indicati dall’ortopedico per quella sede.

Controindicazioni e cautele della magnetoterapia

  • Non utilizzare in presenza di pacemaker, defibrillatori o altri dispositivi elettronici impiantati.
  • Da evitare in gravidanza, su aree con neoplasie attive, in caso di emorragie in atto o di infezione con febbre.
  • Non è un’alternativa alla stabilizzazione della frattura né ai controlli radiografici programmati.
  • Non sospendere o modificare le indicazioni ortopediche (carico, tutori, riabilitazione) sulla base dei risultati percepiti.
  • In caso di dubbi sull’indicazione o sui parametri, la decisione spetta al medico curante.

Domande frequenti

La magnetoterapia CEMP fa guarire prima una frattura?

Può sostenere il processo di riparazione, ma non esiste una prova solida che riduca in modo netto i tempi in una frattura che sta guarendo regolarmente. Il campo di impiego più sensato riguarda le situazioni in cui la guarigione è lenta o si è arrestata, e il controllo del dolore e dell’edema durante il recupero.

Si può usare con gesso, tutore o placche e viti?

Sì. Il campo magnetico attraversa gesso e tutori e la presenza di mezzi di sintesi metallici non impedisce il trattamento. L’unica vera incompatibilità riguarda i dispositivi elettronici impiantati, come il pacemaker.

Quante ore al giorno e per quante settimane?

Dipende dalla sede e dall’obiettivo. Nei protocolli ortopedici per l’osso si utilizzano sedute quotidiane prolungate per cicli di alcune settimane; per il dolore possono essere sufficienti applicazioni più brevi. L’indicazione precisa va chiesta al medico che segue il caso, perché non esiste uno schema valido per tutti.

È dolorosa o ha effetti collaterali?

Il trattamento non è doloroso e non si avverte alcuna sensazione particolare durante la seduta. Gli effetti indesiderati riportati sono rari e in genere lievi; il punto critico non è la sicurezza ma l’appropriatezza dell’indicazione, che deve essere valutata clinicamente.

Serve anche dopo l’intervento chirurgico?

Può essere proposta nel decorso post-operatorio, soprattutto quando il rischio di ritardo di consolidazione è alto o quando persistono dolore ed edema. Non modifica però il programma di carico e di riabilitazione, che resta stabilito dal chirurgo.

Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio

Per i cicli lunghi il trattamento a casa evita spostamenti quotidiani nella fase in cui la mobilità è ridotta. Nella pagina noleggio magnetoterapia sono descritti i dispositivi disponibili e le modalità di consegna; dalla pagina contatti si possono richiedere informazioni e supporto tecnico.

Possono interessare anche gli approfondimenti su tipi e trattamento delle fratture, sulla frattura dello scafoide, sulla frattura del metatarso e sulla osteocondrosi.

Fonti scientifiche

  1. Griffin XL, et al. Electromagnetic field stimulation for treating delayed union or non-union of long bone fractures in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2011;(4):CD008471. PubMed
  2. Effectiveness of pulsed electromagnetic fields on bone healing: a systematic review and meta-analysis. Bioelectromagnetics. 2020;41(5):323-337. PubMed
  3. The effects of low-intensity pulsed ultrasound and pulsed electromagnetic fields bone growth stimulation in acute fractures. Arch Orthop Trauma Surg. 2014;134(8):1093-1106. PubMed
  4. Outcomes of the treatment of fracture non-union using combined magnetic field bone growth stimulation. Cureus. 2022;14(5):e25100. PubMed
  5. Evaluation of the efficacy of physical agent modalities in patients with fractures: a systematic review. Front Med (Lausanne). 2025;12:1646903. PubMed
  6. Zura R, et al. Biological risk factors for nonunion of bone fracture. JBJS Rev. 2016;4(1):e5. PubMed
  7. Scolaro JA, et al. Do smokers have greater risk of delayed and non-union after fracture, osteotomy and arthrodesis? BMJ Open. 2016;6(11):e010303. PubMed
  8. Do NSAIDs affect bone healing rate, delay union, or cause non-union: an updated systematic review. Front Endocrinol (Lausanne). 2024. PubMed

Avvertenza importante

Il testo che hai letto è materiale divulgativo redatto a scopo informativo: non è una pubblicazione scientifica, non ha valore di consulto e non può sostituire l’esame diretto di un medico o di un fisioterapista. Le fonti citate sono studi e revisioni indicizzate in PubMed, ma ogni percorso di cura va personalizzato dallo specialista che segue il paziente. L’impiego di dispositivi medici come la magnetoterapia CEMP richiede una prescrizione e una precisa indicazione clinica. Se i sintomi peggiorano o compaiono segni di allarme è necessario contattare il proprio medico o il servizio di emergenza.

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Magnetoterapia CEMP e noleggio a domicilio

Se il medico o lo specialista che ti segue ti ha prescritto o consigliato la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP), il ciclo di sedute può essere svolto anche a casa. Indicazione, numero di sedute, durata giornaliera e posizionamento vanno stabiliti da chi ti ha in cura, all’interno del percorso di trattamento e riabilitazione che ti è stato indicato.

Le diverse sigle commerciali e i parametri utilizzati sono spiegati nella pagina dedicata a nomi e definizioni della magnetoterapia CEMP.

Controindicazioni e precauzioni

  • portatori di pacemaker o altri dispositivi elettronici impiantati;
  • gravidanza;
  • neoplasie in fase attiva nell’area di trattamento;
  • epilessia non controllata.

La presenza di mezzi di sintesi metallici non è di per sé una controindicazione, ma l’applicazione va sempre confermata dallo specialista.

Il noleggio della magnetoterapia CEMP permette di svolgere il ciclo di sedute a casa, con apparecchi certificati come dispositivi medici, consegna inclusa e assistenza tecnica dedicata. Per i modelli disponibili e le modalità di consegna è possibile consultare il sito ufficiale del servizio di noleggio oppure contattare il numero 081 0098420, attivo tutti i giorni dalle 08:00 alle 21:00.

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