Fratture della diafisi femorale: sintomi, cura e recupero

Pubblicato: 19 Ottobre 2021 · Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2026

Le fratture della diafisi femorale interessano il corpo del femore, l’osso più lungo e resistente dello scheletro umano. Proprio per la robustezza di questo segmento, nell’adulto giovane servono forze molto elevate: incidenti stradali e motociclistici, cadute dall’alto, traumi sul lavoro. Nell’anziano con osso osteoporotico, invece, può essere sufficiente un trauma di minore entità.

Si tratta di lesioni gravi, che possono comportare una perdita di sangue importante e che nel politrauma richiedono un percorso ospedaliero strutturato. In questa guida vediamo come si producono, come vengono classificate, quali sono i segnali di allarme, come si trattano e quale ruolo può avere la magnetoterapia CEMP (campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità) come supporto al percorso ortopedico, su indicazione del medico.

In sintesi

  • La frattura della diafisi femorale è in genere la conseguenza di un trauma ad alta energia nel giovane e di una caduta a bassa energia nell’anziano osteoporotico.
  • La perdita di sangue nel focolaio può essere rilevante: il paziente va valutato anche dal punto di vista emodinamico.
  • Il trattamento di riferimento nell’adulto è il chiodo endomidollare bloccato; nel politrauma instabile si può ricorrere a una stabilizzazione temporanea.
  • Va sempre esclusa una frattura associata del collo del femore dello stesso lato, che può sfuggire alle prime radiografie.
  • Le complicanze da conoscere sono lo shock emorragico, l’embolia adiposa, la rigidità del ginocchio, la pseudoartrosi e i vizi di consolidazione con rotazione o accorciamento.

Anatomia e definizione

Il femore è formato da un’estremità superiore (testa, collo e trocanteri), da un corpo o diafisi e da un’estremità inferiore che partecipa all’articolazione del ginocchio. Si parla di frattura diafisaria quando la rima interessa il tratto compreso fra il piccolo trocantere e la regione sovracondiloidea; nella classificazione AO/OTA queste fratture corrispondono al segmento 32.

La diafisi femorale è circondata da masse muscolari potenti (quadricipite, ischio-crurali, adduttori): la loro trazione spiega gli spostamenti tipici dei frammenti, con angolazione, rotazione esterna e accorciamento dell’arto. Lo stesso ambiente muscolare, riccamente vascolarizzato, è però anche un vantaggio biologico: favorisce la formazione del callo osseo quando la frattura viene stabilizzata correttamente.

Quanto sono frequenti e in chi

Un ampio studio di registro condotto in Svezia su centinaia di migliaia di fratture del bacino e del femore ha documentato l’andamento epidemiologico di queste lesioni e la loro rilevanza in termini di mortalità, particolarmente elevata nei pazienti anziani e fragili. Le fratture della diafisi femorale mostrano una distribuzione a due picchi: soggetti giovani coinvolti in traumi violenti e persone anziane con osso osteoporotico che cadono in casa.

Esiste inoltre una categoria particolare, le fratture atipiche del femore, che si verificano in sede sottotrocanterica o diafisaria dopo traumi minimi o assenti in pazienti in trattamento prolungato con farmaci antiriassorbitivi: si manifestano spesso con un dolore di coscia che precede di settimane la frattura completa e richiedono una valutazione specialistica dedicata.

Meccanismo del trauma e tipi di frattura

In rapporto al meccanismo lesivo la rima può essere trasversale (forze dirette, flessione), obliqua o spiroide (componente rotatoria), oppure pluriframmentaria con uno o più frammenti liberi, tipica dei traumi a energia molto elevata. La frattura è spesso localizzata al terzo medio della diafisi, più raramente al terzo prossimale o distale.

  • Fratture semplici (AO/OTA 32-A): un’unica rima, trasversale, obliqua o spiroide.
  • Fratture a cuneo (32-B): presenza di un terzo frammento che mantiene un contatto fra i due monconi principali.
  • Fratture complesse (32-C): perdita di contatto fra i frammenti principali, comminuzione o frattura segmentaria.
  • Fratture patologiche: su osso indebolito da metastasi, tumori primitivi o lesioni benigne.
  • Fratture periprotesiche o su mezzi di sintesi preesistenti.

Sintomi e segni

Il quadro clinico è in genere evidente e comprende:

  • dolore intenso, spontaneo e insopportabile al minimo tentativo di mobilizzare l’arto;
  • deformità della coscia con angolazione, accorciamento e rotazione esterna del piede;
  • impotenza funzionale completa: il paziente non riesce a sollevare l’arto né a caricare;
  • tumefazione importante della coscia, con ematoma che può raccogliere una quantità di sangue rilevante;
  • possibile ferita comunicante con il focolaio nelle fratture esposte.

Il gonfiore della coscia non è un dettaglio estetico: il sanguinamento nel focolaio di una frattura femorale può contribuire in modo significativo all’instabilità emodinamica, soprattutto nei traumi multipli o nelle fratture bilaterali.

Segni di allarme

  • Segni di shock: pallore, sudorazione fredda, tachicardia, senso di svenimento, confusione. La frattura di femore può determinare una perdita di sangue importante.
  • Frattura esposta o ferita profonda nella zona del trauma.
  • Piede freddo, pallido, assenza dei polsi periferici, formicolii o deficit di movimento: sospetta lesione vascolare o nervosa.
  • Comparsa nelle 24-72 ore di difficoltà respiratoria, confusione mentale o piccole emorragie cutanee puntiformi: possibile embolia adiposa, quadro raro ma potenzialmente grave.
  • Dolore inguinale persistente dopo la sintesi: può indicare una frattura del collo del femore dello stesso lato non riconosciuta.

Una frattura della diafisi femorale è sempre un’urgenza ospedaliera: il trasporto deve avvenire con il servizio di emergenza, immobilizzando l’arto.

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’esame clinico e sulle radiografie del femore in due proiezioni, estese per convenzione all’anca e al ginocchio dello stesso lato. La valutazione comprende sempre lo stato emodinamico, il controllo dei polsi periferici, la sensibilità e la motilità del piede e l’ispezione della cute.

  • Radiografia del bacino: indispensabile per escludere una frattura associata del collo del femore o dell’acetabolo.
  • TC: nel politrauma fa parte della valutazione complessiva; una TC dedicata del collo femorale è raccomandata in letteratura perché le fratture ipsilaterali di collo e diafisi vengono riconosciute in ritardo in una quota non trascurabile di casi.
  • Esami di laboratorio e monitoraggio dei parametri vitali per valutare l’entità del sanguinamento.
  • Radiografie di controllo nel follow-up, per seguire la formazione del callo e l’allineamento.

Trattamento

Nel bambino la consolidazione è rapida e il trattamento può essere conservativo o con mezzi di sintesi elastici, secondo l’età e il peso. Nell’adulto il riferimento è la sintesi con chiodo endomidollare bloccato, che stabilizza la frattura rispettando la biologia del focolaio e consente una mobilizzazione precoce, evitando la rigidità del ginocchio legata alle lunghe immobilizzazioni in gesso.

Il momento dell’intervento è importante: una meta-analisi che ha confrontato inchiodamento precoce e differito nelle fratture traumatiche di femore ha mostrato vantaggi della stabilizzazione precoce in pazienti adeguatamente rianimati, mentre nei pazienti instabili si preferisce una strategia di controllo del danno con fissatore esterno temporaneo e sintesi definitiva successiva.

Quadro clinicoTrattamento tipicoNote
Bambino, frattura diafisariaTrattamento conservativo o sintesi elastica endomidollare secondo età e pesoConsolidazione rapida, attenzione a rotazioni e accorciamenti
Adulto, frattura chiusa isolataChiodo endomidollare bloccato, in genere anterogradoPermette il carico progressivo secondo indicazione del chirurgo
Politraumatizzato instabileStabilizzazione temporanea con fissatore esterno, sintesi definitiva dopo stabilizzazione clinicaStrategia di damage control ortopedico
Frattura espostaAntibiotico precoce, debridement, stabilizzazione secondo il grado di contaminazioneAttenta gestione dei tessuti molli
Frattura associata del collo del femore omolateraleSintesi del collo femorale come priorità, poi stabilizzazione della diafisiVa cercata attivamente con TC dedicata
Frattura periprotesica o su mezzi di sintesiSintesi dedicata o revisione dell’impiantoPianificazione specialistica
Frattura patologicaSintesi con chiodo ed eventuale trattamento oncologico della lesioneValutazione multidisciplinare
Pseudoartrosi ipertroficaSostituzione del chiodo con alesaggio e chiodo di maggior diametro (exchange nailing), eventuale innestoLe terapie fisiche adiuvanti, fra cui la CEMP, possono essere valutate dal medico

Complicanze immediate e precoci

Fra le complicanze immediate la più importante è lo shock emorragico, legato al sanguinamento nel focolaio e nelle masse muscolari della coscia. Nelle fratture esposte e nei traumi ad alta energia si aggiunge il rischio infettivo, mentre lesioni vascolari e nervose sono meno frequenti ma vanno sempre ricercate.

L’embolia adiposa è una complicanza rara: si manifesta in genere entro le prime 24-72 ore con difficoltà respiratoria, alterazioni dello stato di coscienza e petecchie cutanee. Le revisioni disponibili sottolineano che la diagnosi è clinica, che il trattamento è di supporto e che la stabilizzazione precoce della frattura contribuisce a ridurne il rischio. Altre complicanze precoci sono la trombosi venosa profonda, l’anemizzazione e le infezioni respiratorie o urinarie legate all’allettamento.

Complicanze tardive e recupero funzionale

A distanza le complicanze da conoscere sono la rigidità del ginocchio (favorita dall’immobilizzazione prolungata e dalle aderenze del quadricipite), la pseudoartrosi, i vizi di consolidazione con deviazione dell’asse, rotazione o accorciamento dell’arto, il dolore cronico e la debolezza muscolare persistente. Un accorciamento o una malrotazione significativi possono alterare il cammino e sovraccaricare ginocchio e anca.

Il programma riabilitativo, definito insieme all’ortopedico, comprende esercizi respiratori e di mobilizzazione precoce, il recupero dell’articolarità di anca e ginocchio, il rinforzo progressivo del quadricipite e dei glutei, il riaddestramento del cammino con ausili e, nelle fasi finali, il recupero della resistenza e dell’equilibrio. Il carico viene concesso in modo graduale in base al tipo di frattura, alla sintesi e ai controlli radiografici.

Magnetoterapia CEMP nelle fratture di femore

La magnetoterapia CEMP utilizza campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità applicati sulla regione della frattura. Si ipotizza che il campo pulsato possa influenzare l’attività delle cellule ossee e la produzione di fattori coinvolti nella riparazione; il meccanismo è ancora in fase di studio e va presentato senza semplificazioni.

Nella pratica clinica, quindi, la CEMP può essere valutata dal medico come supporto nei ritardi di consolidazione, dopo revisione chirurgica di una pseudoartrosi o per il controllo del dolore e dell’edema durante la riabilitazione. Non sostituisce il chiodo endomidollare, non consente di anticipare il carico e non elimina la necessità dei controlli programmati.

Controindicazioni e cautele

  • Pacemaker, defibrillatore impiantabile, neurostimolatori e altri dispositivi elettronici attivi.
  • Gravidanza.
  • Neoplasie in atto, salvo diversa indicazione dello specialista (situazione da valutare con attenzione nelle fratture patologiche).
  • Infezioni in fase acuta, febbre, ferite infette nella zona da trattare.
  • Presenza di chiodo endomidollare, placche o viti: in genere non impedisce il trattamento, ma serve la conferma dell’ortopedico.

Indicazione, durata delle sedute e durata del ciclo devono essere stabilite dal medico che segue la frattura.

Domande frequenti

Quanto tempo occorre per guarire da una frattura della diafisi femorale?

Nell’adulto la consolidazione richiede in genere alcuni mesi, con un recupero funzionale completo che può estendersi oltre. Nei bambini i tempi sono sensibilmente più brevi. Fratture comminute, esposte o complicate da infezione richiedono percorsi più lunghi: le indicazioni dell’ortopedico che segue il caso restano l’unico riferimento.

Dopo l’intervento si può caricare subito il peso?

Dipende dal tipo di frattura e dalla stabilità della sintesi. Con un chiodo endomidollare bloccato in una frattura semplice il carico progressivo è spesso concesso precocemente; nelle fratture comminute o in presenza di altre lesioni il carico viene rinviato. La decisione è sempre del chirurgo.

È vero che il chiodo va rimosso?

Non necessariamente. La rimozione dei mezzi di sintesi viene valutata caso per caso, in genere non prima della completa consolidazione e soltanto se il paziente ha disturbi legati all’impianto. In molti pazienti il chiodo può rimanere in sede senza problemi.

La magnetoterapia CEMP può aiutare se la frattura non consolida?

È una delle situazioni in cui viene proposta come terapia adiuvante, ma le prove disponibili non consentono di garantirne l’efficacia: la revisione Cochrane sul tema considera i dati insufficienti. Nei ritardi di consolidazione la valutazione ortopedica è prioritaria, perché potrebbe essere necessaria una revisione chirurgica.

Serve la fisioterapia anche dopo la guarigione dell’osso?

Sì. Dopo una frattura di femore la perdita di forza del quadricipite e la limitazione del ginocchio possono persistere a lungo. Un programma riabilitativo continuativo è la misura più efficace per recuperare forza, articolarità e sicurezza nel cammino.

Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio

Dopo una frattura di femore gli spostamenti sono difficili e spesso è più comodo eseguire il ciclo di magnetoterapia a casa. Nella pagina dedicata al noleggio della magnetoterapia CEMP trovi le informazioni sugli apparecchi disponibili e sulle modalità di consegna; per una valutazione del tuo caso puoi scrivere dalla pagina contatti, allegando la prescrizione dell’ortopedico.

Puoi approfondire anche le nostre guide sulla frattura del femore, sulla frattura di gamba, su le fratture ossee e sull’impiego della magnetoterapia CEMP nelle fratture.

Fonti scientifiche

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Avvertenza importante

Il testo che hai letto è materiale divulgativo redatto a scopo informativo: non è una pubblicazione scientifica, non ha valore di consulto e non può sostituire l’esame diretto di un medico o di un fisioterapista. Le fonti citate sono studi e revisioni indicizzate in PubMed, ma ogni percorso di cura va personalizzato dallo specialista che segue il paziente. L’impiego di dispositivi medici come la magnetoterapia CEMP richiede una prescrizione e una precisa indicazione clinica. Se i sintomi peggiorano o compaiono segni di allarme è necessario contattare il proprio medico o il servizio di emergenza.

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