Frattura dell’omero prossimale: diagnosi, trattamento e riabilitazione

Magnetoterapia CEMP nel Trattamento delle Fratture dell'Omero Prossimale

Pubblicato: 8 Settembre 2023 · Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2026

La frattura dell’omero prossimale interessa l’estremità superiore dell’osso del braccio, cioè la porzione che partecipa all’articolazione della spalla. È una lesione tipica della persona anziana con osso osteoporotico che cade a terra dalla propria altezza, ma può colpire anche il giovane in seguito a traumi ad alta energia. In questa guida vengono spiegati in modo semplice l’anatomia della regione, le cause, i sintomi, il percorso diagnostico, la classificazione, le opzioni di trattamento oggi disponibili e il ruolo che la magnetoterapia CEMP può avere all’interno del programma riabilitativo, sempre come supporto prescritto dallo specialista.

In sintesi

  • La frattura riguarda testa omerale, collo anatomico, collo chirurgico, trochite e trochine: il collo chirurgico è la sede più frequentemente interessata.
  • In una casistica prospettica di 1.027 fratture dell’omero prossimale l’incidenza specifica più alta è risultata nelle donne fra 80 e 89 anni.
  • Con la classificazione di Neer circa metà delle fratture risulta poco scomposta: in questi casi il trattamento è di regola conservativo.
  • Nello studio randomizzato PROFHER, su 250 adulti con frattura scomposta del collo chirurgico, la chirurgia non ha dato risultati funzionali migliori del trattamento non chirurgico a due anni.
  • La magnetoterapia CEMP è un supporto e non un’alternativa: le revisioni più recenti non dimostrano un effetto certo sulla guarigione delle fratture acute.

Che cos’è la frattura dell’omero prossimale

L’omero è l’osso lungo del braccio. La sua estremità superiore, detta prossimale, è formata da quattro elementi anatomici: la testa omerale, rivestita di cartilagine e accolta nella glena della scapola, il collo anatomico che la circonda, il trochite (grande tuberosità) e il trochine (piccola tuberosità), sui quali si inseriscono i tendini della cuffia dei rotatori. Al di sotto delle tuberosità si trova il collo chirurgico, la zona di passaggio fra osso spugnoso e osso corticale della diafisi: proprio qui la resistenza meccanica è minore ed è la sede in cui la frattura si verifica più spesso.

Si parla di frattura dell’omero prossimale quando la rima di frattura interessa uno o più di questi elementi. La lesione può essere composta, quando i frammenti mantengono un allineamento accettabile, oppure scomposta, quando i frammenti si spostano in modo significativo. Il gomito, che si articola con ulna e radio, riguarda invece l’estremità distale dell’omero e non è coinvolto in questo tipo di frattura.

Quanto è frequente

La frattura dell’omero prossimale è una delle lesioni scheletriche più comuni dell’età avanzata. Uno studio prospettico condotto su cinque anni ha raccolto 1.027 fratture dell’omero prossimale, osservando che colpiscono in prevalenza persone anziane ancora in buone condizioni generali e che la distribuzione per età presenta un solo picco, con l’incidenza specifica più alta nelle donne fra gli 80 e gli 89 anni. Nella stessa casistica il tipo più rappresentato era la frattura impattata in valgo (sottogruppo B1.1 della classificazione AO), presente in circa un quinto dei casi, un quadro che la classificazione di Neer non prevede.

Il profilo del paziente tipico – donna anziana, caduta domestica a bassa energia – colloca questa frattura fra gli eventi sentinella della fragilità ossea. Per questo, superata la fase acuta, è ragionevole che il medico curante valuti anche la salute dell’osso e i fattori di rischio di caduta, così da ridurre la probabilità di nuove fratture.

Cause e meccanismi di lesione

Nella grande maggioranza dei casi la causa è una caduta a bassa energia sull’arto superiore o direttamente sulla spalla, in una persona anziana con ridotta densità minerale ossea. Nel paziente giovane, al contrario, servono traumi ad alta energia: incidenti stradali, cadute dalla bicicletta o dalla moto, traumi sportivi e cadute dall’alto. In questi casi sono più frequenti le fratture pluriframmentarie e le lesioni associate dei tessuti molli.

Esistono meccanismi meno comuni: la contrazione muscolare violenta può provocare il distacco isolato del trochite, la crisi convulsiva o la scossa elettrica possono causare una frattura-lussazione, mentre una lesione che compare senza trauma adeguato deve far sospettare una frattura patologica su lesione ossea preesistente. È invece un’imprecisione diffusa attribuire la frattura dell’omero prossimale al semplice sovraccarico ripetuto del braccio: le fratture da stress in questa sede sono descritte solo in casi eccezionali e non rappresentano il meccanismo tipico.

Sintomi e quadro clinico

Il sintomo dominante è il dolore intenso alla spalla, che aumenta con qualsiasi tentativo di movimento e può irradiarsi lungo il braccio. Si associano gonfiore, impotenza funzionale e, dopo alcuni giorni, un ematoma esteso che dal braccio può scendere fino al gomito e al fianco: la sua comparsa è frequente e non indica di per sé una complicanza. Il paziente tiene tipicamente l’arto addotto e sostenuto con la mano opposta.

Nelle fratture scomposte può essere visibile una deformità del profilo della spalla. Va sempre verificata la sensibilità della regione laterale del braccio, perché il nervo ascellare decorre a stretto contatto con il collo omerale ed è la struttura nervosa più esposta. Il dolore alla base del collo o la difficoltà respiratoria dopo un trauma ad alta energia impongono di escludere lesioni associate del torace e del cingolo scapolare.

Segni di allarme che richiedono una valutazione urgente

  • Ferita aperta in corrispondenza della frattura o frammento osseo visibile.
  • Mano fredda, pallida o cianotica, assenza del polso radiale: sospetta lesione vascolare.
  • Perdita di sensibilità sulla faccia laterale del braccio o impossibilità di contrarre il deltoide: sospetta lesione del nervo ascellare.
  • Formicolii o deficit di forza a tutta la mano, che possono indicare un coinvolgimento del plesso brachiale.
  • Deformità marcata della spalla con impossibilità assoluta di qualsiasi movimento: possibile frattura-lussazione.
  • Dolore toracico, difficoltà a respirare o stato confusionale dopo il trauma.
  • Febbre, arrossamento e secrezione dalla ferita chirurgica nei giorni successivi a un intervento.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi si basa sulla visita e sulle immagini. L’esame clinico valuta dolore, deformità, stato della cute, polsi periferici e funzione dei nervi periferici, in particolare del nervo ascellare. Lo studio radiografico standard prevede tre proiezioni: antero-posteriore di scapola, laterale di scapola (proiezione a Y) e ascellare. Questa serie permette di riconoscere la rima di frattura, il numero dei frammenti e l’eventuale lussazione della testa.

Quando la frattura appare pluriframmentaria, quando si sospetta un interessamento della superficie articolare o quando le radiografie non chiariscono la posizione dei frammenti, l’esame di riferimento è la tomografia computerizzata, spesso con ricostruzioni tridimensionali: la sola radiografia in questi casi non è sufficiente per pianificare l’intervento. L’ecografia e la risonanza magnetica sono riservate al sospetto di lesioni associate della cuffia dei rotatori.

È utile sapere che la lettura delle immagini non è sempre univoca. In uno studio classico su 50 fratture, cinque osservatori con diversa esperienza sono giunti alla stessa classificazione di Neer solo nel 32% e nel 30% dei casi in due letture distinte, con coefficiente kappa medio di 0,48 e 0,52: un dato che spiega perché la decisione terapeutica non venga presa solo sulla base dell’etichetta radiografica, ma tenendo conto di età, autonomia, richieste funzionali e qualità dell’osso.

Classificazione della frattura

Le due classificazioni più usate sono quella di Neer, che conta i frammenti principali (testa, trochite, trochine, diafisi) e valuta il loro spostamento, e quella AO/OTA, che descrive la frattura in base al coinvolgimento articolare e alla stabilità. Nessuna delle due sostituisce la valutazione clinica complessiva.

CategoriaDescrizioneImplicazione clinica
Neer a 1 parteFrattura composta o minimamente scomposta: spostamento inferiore a 1 cm e angolazione inferiore a 45°È il gruppo più numeroso e nella maggior parte dei casi viene trattato senza chirurgia
Neer a 2 partiUn frammento è scomposto rispetto agli altri, tipicamente a livello del collo chirurgico o del trochiteIndicazione discussa: si valuta caso per caso, con attenzione al distacco del trochite oltre 5 mm
Neer a 3 partiSono scomposti due frammenti oltre alla testa, in genere collo chirurgico e una tuberositàFrattura instabile: nel paziente attivo si considera la sintesi con placca bloccata
Neer a 4 partiTesta, entrambe le tuberosità e diafisi sono separate fra loroRischio maggiore di sofferenza vascolare della testa: nell’anziano si valuta la protesi inversa
AO/OTA tipo AFrattura extra-articolare a un solo focolaio, spesso impattataPrognosi generalmente favorevole, frequente trattamento conservativo
AO/OTA tipo BFrattura extra-articolare a due focolai, con o senza lussazioneInstabilità intermedia: la scelta dipende dallo spostamento e dal paziente
AO/OTA tipo CFrattura articolare, comprese le forme con lussazione della testaQuadro più grave, con maggiore rischio di necrosi della testa omerale
Frattura-lussazioneLa frattura si associa alla perdita dei rapporti articolari fra testa e glenaCondizione da trattare con urgenza in ambiente specialistico

Il trattamento

La scelta terapeutica dipende dal tipo di frattura, dall’età, dalla qualità dell’osso e dalle esigenze funzionali della persona. Un punto fermo è che la chirurgia non è automaticamente la scelta migliore quando la frattura è scomposta: nello studio randomizzato PROFHER, che ha arruolato 250 adulti (età media 66 anni, 77% donne) in 32 ospedali del servizio sanitario britannico con frattura scomposta interessante il collo chirurgico, il punteggio Oxford Shoulder Score medio nei due anni di osservazione è risultato 39,07 nel gruppo operato e 38,32 nel gruppo trattato senza chirurgia, con una differenza di 0,75 punti non significativa. Anche la revisione sistematica Cochrane più aggiornata, che ha incluso 47 studi per un totale di 3.179 partecipanti, non ha trovato prove di superiorità della chirurgia nella maggioranza dei casi.

Quando si sceglie la sintesi con placca bloccata occorre conoscerne i limiti: una revisione sistematica di 12 studi su 514 pazienti ha riportato un tasso complessivo di complicanze del 49% (33% escludendo la consolidazione in varo) e un tasso di reintervento del 14%, con varo 16%, necrosi avascolare 10%, penetrazione articolare delle viti 8% e infezioni 4%. Sono dati che spiegano la crescente prudenza nell’indicazione chirurgica e la diffusione della protesi inversa nel paziente anziano con frattura a quattro parti.

OpzioneIn quali casi si consideraAspetti pratici
Trattamento conservativoFratture composte o poco scomposte e molte fratture scomposte del collo chirurgico nell’anzianoTutore reggibraccio o fascia toraco-brachiale per circa 3 settimane, poi mobilizzazione guidata. Il gesso non viene utilizzato in questa sede
Riduzione e sintesi con placca bloccataFratture instabili a 2, 3 o 4 parti nel paziente con buona qualità ossea e buona autonomiaConsente una mobilizzazione precoce, ma comporta un rischio non trascurabile di complicanze e reinterventi
Fissazione con fili o viti percutaneeFratture semplici e riducibili con osso di discreta qualitàTecnica poco invasiva, richiede stretto controllo radiografico e presenta rischio di mobilizzazione dei mezzi di sintesi
Chiodo endomidollareFratture a 2 parti del collo chirurgico e fratture che si estendono alla diafisiFissazione stabile, va posta attenzione al punto di ingresso per non danneggiare la cuffia dei rotatori
EmiartroprotesiFratture articolari non ricostruibili in pazienti selezionati con cuffia integraBuon controllo del dolore, il recupero della forza dipende dalla guarigione delle tuberosità
Protesi inversa di spallaFratture a 4 parti o frattura-lussazione nell’anziano, cuffia insufficiente, fallimento di una sintesi precedenteRecupero funzionale più prevedibile nell’anziano rispetto all’emiartroprotesi, con limiti sulla rotazione

Riabilitazione e tempi di recupero

La riabilitazione è parte integrante del trattamento, sia dopo terapia conservativa sia dopo intervento. Nella fase iniziale prevalgono il controllo del dolore, la protezione del focolaio di frattura e la mobilizzazione delle articolazioni libere, cioè gomito, polso e mano, per evitare rigidità e gonfiore. Segue il recupero progressivo del movimento passivo della spalla, poi del movimento attivo assistito e infine del rinforzo muscolare.

Non è dimostrato che un programma più aggressivo produca risultati migliori. In uno studio randomizzato italiano su fratture osteoporotiche impattate e stabili, il confronto fra mobilizzazione immediata intensiva e mobilizzazione immediata convenzionale ha mostrato punteggi funzionali e radiografici sovrapponibili, con una tendenza a favore del programma convenzionale (10 sedute di mobilizzazione passiva due volte a settimana, seguite da 10 sedute per il recupero attivo tre volte a settimana) e minore aderenza nel gruppo intensivo. Anche la revisione Cochrane, analizzando cinque studi su 350 partecipanti, giudica di certezza molto bassa le prove sul confronto fra mobilizzazione precoce e tardiva nelle fratture trattate senza chirurgia.

Come orientamento generale, il dolore si riduce nettamente nelle prime 4-6 settimane, la consolidazione radiografica richiede in genere 6-12 settimane e il recupero funzionale può proseguire per 6-12 mesi. I tempi reali dipendono dal tipo di frattura, dall’età e dalle condizioni generali: solo il medico e il fisioterapista che seguono il caso possono indicare quando passare alla fase successiva.

Magnetoterapia CEMP: un supporto, non un’alternativa

La magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP) applica campi magnetici a bassa frequenza e bassa intensità nella zona interessata. Sul piano sperimentale i CEMP influenzano l’attività delle cellule ossee, favorendo proliferazione, orientamento e migrazione di cellule simili agli osteoblasti e sostenendo il differenziamento osteogenico delle cellule mesenchimali del midollo osseo. Nella pratica clinica, però, il quadro delle prove è sfumato e va presentato con onestà.

Una revisione sistematica con metanalisi di studi randomizzati che ha confrontato i CEMP con un trattamento simulato ha incluso 14 studi per 1.131 partecipanti: il tasso di guarigione è stato 79,7% nel gruppo CEMP e 64,3% nel gruppo di controllo, con rischio relativo 1,22 (intervallo di confidenza al 95% da 1,10 a 1,35) e riduzione del dolore, con qualità delle prove giudicata moderata per guarigione e dolore e molto bassa per la riduzione dei tempi. Un aggiornamento sistematico pubblicato nel 2024, che ha selezionato tre studi randomizzati per un totale di 197 pazienti con fratture acute, non ha invece rilevato effetti significativi sul processo di guarigione, con risultati contraddittori sul dolore e un beneficio solo transitorio su forza e articolarità in un singolo studio.

Controindicazioni e precauzioni

  • Portatori di pacemaker, defibrillatore impiantabile, neurostimolatori o pompe di infusione impiantate.
  • Gravidanza.
  • Neoplasie attive nell’area da trattare, salvo diversa indicazione dello specialista.
  • Infezione in atto del focolaio di frattura, ferita chirurgica non guarita, sospetta osteomielite.
  • Epilessia non controllata.
  • Applicazione diretta su cute lesa o non integra.
  • Indicazione, parametri e durata del ciclo devono essere sempre stabiliti dal medico prescrittore.

Domande frequenti

La frattura dell’omero prossimale si cura sempre con l’intervento?

No. La maggior parte delle fratture poco scomposte guarisce senza chirurgia e, come ha mostrato lo studio PROFHER, anche in molte fratture scomposte del collo chirurgico il risultato funzionale a due anni è sovrapponibile a quello dell’intervento. La decisione spetta all’ortopedico e tiene conto del tipo di frattura, dell’età, della qualità dell’osso e dell’autonomia della persona.

Si applica il gesso alla spalla?

No, in questa sede il gesso non è indicato. L’immobilizzazione si ottiene con un tutore reggibraccio o con una fascia toraco-brachiale, mantenuti in genere per circa tre settimane, dopo le quali si inizia la mobilizzazione guidata dal fisioterapista.

Quando si può ricominciare a muovere il braccio?

I movimenti di gomito, polso e mano si iniziano subito. Per la spalla, la mobilizzazione passiva viene di regola avviata nelle prime settimane secondo l’indicazione dello specialista, mentre il movimento attivo e il rinforzo arrivano più tardi, quando la frattura mostra segni di consolidazione. Non esistono tempi validi per tutti: la progressione va concordata con chi segue il caso.

L’ematoma che scende lungo il braccio è un problema?

La comparsa di un ematoma esteso, che può arrivare al gomito e al fianco, è frequente dopo questa frattura e in genere si riassorbe in alcune settimane. Devono invece essere segnalati subito al medico la mano fredda o pallida, la perdita di sensibilità sulla faccia laterale del braccio, il dolore in rapido aumento e la febbre.

La magnetoterapia CEMP fa guarire prima la frattura?

Non è possibile garantirlo. Una metanalisi di 14 studi randomizzati su 1.131 partecipanti ha rilevato un tasso di guarigione superiore con i CEMP rispetto al trattamento simulato, mentre un aggiornamento sistematico del 2024 su tre studi randomizzati e 197 pazienti con fratture acute non ha confermato un effetto significativo. Per questo la CEMP viene considerata un supporto prescritto dal medico e non un’alternativa alle cure ortopediche.

Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio

Se il medico ha prescritto un ciclo di magnetoterapia CEMP, l’apparecchio può essere utilizzato comodamente a casa. Nella pagina dedicata al noleggio della magnetoterapia CEMP sono indicati i dispositivi disponibili e le modalità di consegna, mentre per dubbi sui parametri o sulla durata del ciclo è possibile scrivere tramite la pagina contatti.

Possono essere utili anche questi approfondimenti su lesioni della stessa regione anatomica: frattura del collo chirurgico dell’omero, frattura del trochite omerale, frattura della scapola e frattura di Hill-Sachs.

Fonti scientifiche

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  3. Rangan A, Handoll H, Brealey S, et al. Surgical vs nonsurgical treatment of adults with displaced fractures of the proximal humerus: the PROFHER randomized clinical trial. JAMA. 2015;313(10):1037-1047. PubMed
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Avvertenza importante

Il testo che hai letto è materiale divulgativo redatto a scopo informativo: non è una pubblicazione scientifica, non ha valore di consulto e non può sostituire l’esame diretto di un medico o di un fisioterapista. Le fonti citate sono studi e revisioni indicizzate in PubMed, ma ogni percorso di cura va personalizzato dallo specialista che segue il paziente. L’impiego di dispositivi medici come la magnetoterapia CEMP richiede una prescrizione e una precisa indicazione clinica. Se i sintomi peggiorano o compaiono segni di allarme è necessario contattare il proprio medico o il servizio di emergenza.

Magnetoterapia CEMP nel Trattamento delle Fratture dell'Omero Prossimale

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