LA SINDROME DI SUDECK (ALGODISTROFIA) COME SI CURA CON LA MAGNETOTERAPIA

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La sindrome di Sudek è una sindrome algodistrofica, ossia una condizione di dolore cronico caratterizzata da dolore localizzato, che può essere spontaneo o evocato e normalmente ha origine ad una estremità.

E’ una condizione molto difficile da diagnosticare e, solitamente, il dolore caratteristico è sproporzionato per intensità o durata, rispetto all’intensità del trauma che l’ha indotto.

La sindrome di sudeck, nella maggior parte dei casi, insorge dopo la rimozione di un gesso ortopedico ma può manifestarsi anche spontaneamente e non sono ancora note le cause che la determinano.

Le teorie sull’insorgenza della patologia sono numerose ma la più accreditata afferma che la causa responsabile sia da ricercare in una disfunzione del sistema nervoso simpatico. Questo, infatti, durante un trauma verrebbe ipersollecitato tanto da alterare i normali processi fisiologici della risposta al trauma stesso.

Esistono alcuni fattori eziologici particolarmente predisponenti, come il diabete l’ipertrigliceridemia, l’ansietà e i disturbi neurodegenerativi, fattori legati all’età e al sesso o a pregresse alterazioni vasomotorie, come il fenomeno di Raynaud, infezioni (fratture infette, osteomieliti, osteoartriti),ustioni e congelamenti e lesioni secondarie da agenti chimici o fisici (raggi X, elettricità).

Solitamente, il fattore scatenante è rappresentato da traumi (distorsioni o fratture), ai quali seguono manovre riduttive ripetute o violente o immobilizzazione prolungata.

Colpisce maggiormente le femmine e i soggetti sotto i 50 anni ma, in alcuni casi, può interessare anche bambini.

Le regioni interessate da questa patologia sono le articolazioni degli arti inferiori e degli arti superiori (soprattutto caviglie e piedi, nella fattispecie il tallone, polso, mano e ginocchio), che appaiono scuri, tumefatti e dolenti alla mobilizzazione e alla pressione, il tutto accompagnato da un quadro radiologico di osteoporosi.

Nella patologia, distinguiamo tre stadi, ciascuno caratterizzato da specifici sintomi: acuto, cronico e atrofico.

Nel primo stadio, abbiamo edema nella regione interessata, con cute arrossata e calda,eventuale iperidrosi, soprattutto se il trauma è localizzato all’arto superiore, impotenza funzionale assoluta e dolore molto intenso, con peggioramento della sintomatologia ogni volta che si tenta di caricare sull’arto.

Il secondo stadio, invece, è caratterizzato da edema e dolore più diffusi, la cute diventa pallida, sottile e secca, con ipotrofie e retrazioni muscolari, accompagnate da eventuale rigidità articolare. I peli del paziente, inoltre, possono crescere increspati, ruvidi e numerosi.

L’ultimo stadio, infine, è caratterizzato da importante atrofia tissutale con perdita di massa muscolare, che può diventare irreversibile. Più la sindrome permane, più sarà irreversibile.

La terapia si avvale di una combinazione di: terapia farmacologica analgesica, con FANS, cortisone associato ad analgesico (in infiltrazione locale), farmaci vasodilatatori e betabloccanti; mobilizzazione delle estremità e terapia fisica con magnetoterapia, ultrasuonoterapia, ginnastica vascolare con idroterapia calda e fredda e drenaggio linfatico manuale.

La magnetoterapia cemp sono molto utili nella cura di questa patologia: infatti, la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati soprattutto, grazie alla sua azione antalgica, calma il dolore, interviene direttamente sulla zona interessata sfiammandola, ossigenando e rigenerando le cellule, grazie all’attivazione massiccia della microcircolazione. Per avere risultati soddisfacenti nella riduzione del dolore, la magnetoterapia cemp dovrebbe essere praticata con costanza, per diverse ore al giorno per almeno 45-60 gg.

 

Nel caso dell’algodistrofia, i tempi di azione della magnetoterapia, per ottenere, benefici, possono essere più lunghi del solito, a causa della complessità della patologia.  

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