Artrosi: segni, sintomi, cause e terapia
Artrosi: segni, sintomi, cause e terapia
Indice dei Contenuti
- 1. Artrosi: segni, sintomi, cause e terapia
- 1.1. Cause e fattori di rischio
- 1.2. Artrosi primaria e secondaria
- 1.3. Le sedi più colpite
- 1.4. Segni e sintomi
- 1.5. Come si fa la diagnosi
- 1.6. Il trattamento secondo le linee guida
- 1.7. Magnetoterapia CEMP nell’artrosi: che cosa dicono le prove
- 1.8. Domande frequenti sull’artrosi
- 1.9. Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
- 1.10. Fonti scientifiche
- 1.11. Ultimi Articoli
Pubblicato: 6 Novembre 2018 · Ultimo aggiornamento: 3 Agosto 2026
L’artrosi (o osteoartrosi) è la malattia articolare più diffusa e una delle principali cause di dolore cronico e di disabilità nell’adulto. Per molto tempo è stata descritta come una semplice «usura» della cartilagine legata all’età; oggi viene considerata una malattia dell’intera articolazione, che coinvolge cartilagine, osso subcondrale, membrana sinoviale, capsula, legamenti e muscoli periarticolari.
Questo cambiamento di prospettiva ha conseguenze pratiche: significa che il trattamento non può limitarsi a «proteggere la cartilagine», ma deve agire su forza muscolare, controllo del carico, peso corporeo e gestione del dolore. Ed è il motivo per cui l’esercizio, e non il riposo, è oggi il primo intervento raccomandato dalle linee guida internazionali.
In sintesi
- L’artrosi interessa tutta l’articolazione, non solo la cartilagine, e non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.
- Il dolore è di tipo meccanico, peggiora con il carico e migliora con il riposo; la rigidità mattutina dura in genere meno di 30 minuti.
- La diagnosi è clinica e la radiografia serve a confermarla: la gravità delle immagini non corrisponde necessariamente all’intensità dei sintomi.
- Esercizio, calo di peso ed educazione all’autogestione sono i trattamenti raccomandati per primi da OARSI e ACR.
- La magnetoterapia CEMP può essere indicata dal medico come supporto nel controllo del dolore.
Cause e fattori di rischio
L’artrosi si sviluppa quando si crea uno squilibrio prolungato fra le sollecitazioni che agiscono sull’articolazione e la capacità dei tessuti di adattarsi e ripararsi. Non esiste una causa unica: agiscono insieme fattori generali e locali.
- Età: la prevalenza aumenta con gli anni, ma l’artrosi non è una conseguenza obbligata dell’invecchiamento.
- Sesso e fattori ormonali: le donne sono più colpite, in particolare dopo la menopausa e a livello di ginocchio e mani.
- Sovrappeso e obesità: agiscono sia per il maggiore carico meccanico sia attraverso fattori metabolici e infiammatori sistemici; interessano anche articolazioni non portanti come le mani.
- Traumi e interventi precedenti: fratture articolari, lesioni meniscali e legamentose, in particolare del crociato anteriore, aumentano il rischio di artrosi post-traumatica anche a distanza di anni.
- Sovraccarico lavorativo o sportivo con gesti ripetuti, sollevamento di pesi, posizioni prolungate in ginocchio.
- Alterazioni dell’asse e displasie: ginocchio varo o valgo, displasia dell’anca, che concentrano il carico su una porzione ridotta della superficie articolare.
- Familiarità, particolarmente evidente nell’artrosi delle mani.
- Malattie articolari preesistenti: artrite reumatoide e altre artriti infiammatorie, necrosi ossee, infezioni articolari pregresse.
Debolezza muscolare e ridotta attività fisica non sono solo conseguenze: contribuiscono anche alla progressione, perché un muscolo forte protegge l’articolazione distribuendo meglio i carichi.
Artrosi primaria e secondaria
Si parla di artrosi primaria quando non è identificabile una causa locale precisa e il quadro è riconducibile a fattori generali e costituzionali; di artrosi secondaria quando esiste una condizione locale identificabile che ne ha favorito la comparsa, come un trauma articolare, una displasia, una malattia infiammatoria o metabolica.
La distinzione è utile soprattutto nei pazienti giovani: un’artrosi precoce, prima dei 45-50 anni, deve far cercare una causa secondaria, perché su quella si può talvolta intervenire.
Le sedi più colpite
Le localizzazioni più frequenti sono il ginocchio (gonartrosi), l’anca (coxartrosi), le mani (articolazioni interfalangee e trapezio-metacarpale, alla base del pollice), la colonna cervicale e lombare e la prima articolazione metatarso-falangea del piede. Ginocchio e anca sono le sedi che condizionano di più la mobilità e la qualità della vita.
Segni e sintomi
Il sintomo principale è il dolore di tipo meccanico: compare o peggiora con il carico e con l’attività, si attenua con il riposo. Tipicamente è vivo nei primi movimenti dopo un periodo di inattività, si riduce dopo qualche minuto di cammino e ricompare a fine giornata o dopo affaticamento. Nelle fasi avanzate può diventare continuo e disturbare il sonno.
Altri elementi caratteristici:
- Rigidità al risveglio o dopo l’immobilità, che dura in genere meno di 30 minuti: è un elemento importante per distinguere l’artrosi dalle artriti infiammatorie, in cui la rigidità mattutina è più prolungata.
- Limitazione funzionale progressiva, spesso non uniforme su tutti i piani di movimento.
- Crepitii percepiti durante il movimento.
- Tumefazione dura, di origine ossea, come i noduli delle dita; talvolta versamento articolare nelle fasi di riacutizzazione.
- Atteggiamenti viziosi e deformità nelle fasi avanzate, con riduzione della forza muscolare.
La sintomatologia è locale: febbre, perdita di peso, stanchezza marcata e coinvolgimento simultaneo di molte articolazioni non appartengono al quadro dell’artrosi e devono far pensare ad altre malattie.
Quando il quadro non è tipico: parlarne con il medico
- Rigidità mattutina che supera l’ora, o articolazioni calde, arrossate e gonfie.
- Febbre, perdita di peso, sudorazioni notturne, stanchezza importante.
- Dolore notturno intenso e continuo, non collegato al movimento.
- Blocco articolare improvviso o cedimenti ripetuti.
- Comparsa dei sintomi in età giovanile o interessamento simmetrico di molte piccole articolazioni.
Sono situazioni che richiedono di escludere artriti infiammatorie, infezioni articolari o altre condizioni: la diagnosi corretta cambia completamente il trattamento.
Come si fa la diagnosi
La diagnosi di artrosi è clinica: si basa sull’età, sulla caratteristica meccanica del dolore, sulla durata breve della rigidità e sull’esame obiettivo dell’articolazione. La radiografia conferma il quadro mostrando riduzione della rima articolare, sclerosi dell’osso subcondrale, osteofiti e geodi.
Un punto spesso frainteso: la corrispondenza fra immagine radiografica e sintomi è modesta. Esistono persone con radiografie molto alterate e pochi disturbi, e pazienti con dolore importante e alterazioni radiografiche iniziali. Le decisioni terapeutiche si prendono quindi sul quadro clinico e sulla limitazione funzionale, non sulla sola immagine.
Gli esami del sangue non servono a diagnosticare l’artrosi, ma possono essere richiesti per escludere forme infiammatorie. La risonanza magnetica non è indicata di routine: si usa per sospetti specifici, come una lesione meniscale sintomatica, una necrosi ossea o un edema della spongiosa.
Il trattamento secondo le linee guida
Le raccomandazioni internazionali più utilizzate, le linee guida OARSI del 2019 per la gestione non chirurgica di ginocchio, anca e artrosi poliarticolare e quelle dell’American College of Rheumatology e Arthritis Foundation del 2019 per mano, anca e ginocchio, concordano su un punto: il trattamento inizia sempre dagli interventi non farmacologici, che restano attivi anche quando si aggiungono i farmaci.
Esercizio terapeutico. È l’intervento di prima linea. La revisione Cochrane sull’esercizio nell’artrosi di ginocchio documenta una riduzione del dolore e un miglioramento della funzione, con effetti paragonabili a quelli dei farmaci antinfiammatori ma senza gli stessi rischi. Servono programmi regolari di rinforzo, mobilità e attività aerobica, proseguiti nel tempo: i benefici si riducono quando l’esercizio viene interrotto.
Controllo del peso. Nei pazienti in sovrappeso la riduzione del peso corporeo migliora dolore e funzione, in particolare nell’artrosi di ginocchio, ed è tanto più efficace quanto più è associata all’esercizio.
Educazione e autogestione. Comprendere la malattia, imparare a dosare le attività, gestire le fasi di riacutizzazione e mantenere abitudini attive è parte integrante del trattamento.
Farmaci. I FANS topici sono indicati come prima scelta farmacologica nell’artrosi di ginocchio e mano per il buon rapporto fra efficacia e sicurezza; i FANS orali si usano al dosaggio minimo efficace e per il tempo più breve possibile, valutando i rischi gastrointestinali, renali e cardiovascolari. Le infiltrazioni di corticosteroide possono dare sollievo nelle riacutizzazioni, con effetto di durata limitata. Per l’acido ialuronico e per i cosiddetti condroprotettori le raccomandazioni sono discordanti e il beneficio, quando presente, è modesto: la scelta va discussa con lo specialista.
Ausili e terapie fisiche. Bastone, plantari, tutori e terapie fisiche possono essere utili in casi selezionati, come supporto e non come alternativa all’esercizio.
Chirurgia. La sostituzione protesica di anca o ginocchio è indicata quando dolore e limitazione restano importanti nonostante un trattamento conservativo adeguato, e offre risultati generalmente molto buoni sulla qualità della vita.
| Intervento | Ruolo nelle linee guida | Osservazioni |
|---|---|---|
| Esercizio strutturato | Prima linea, per tutte le sedi | Rinforzo, mobilità e attività aerobica; va mantenuto nel tempo. |
| Calo ponderale | Raccomandato nei pazienti in sovrappeso | Migliore efficacia se associato all’esercizio. |
| Educazione e autogestione | Raccomandata | Aiuta a gestire riacutizzazioni e livelli di attività. |
| FANS topici | Prima scelta farmacologica per ginocchio e mano | Buon profilo di sicurezza rispetto alla via orale. |
| FANS orali | Uso limitato nel tempo | Valutare rischi gastrici, renali e cardiovascolari. |
| Infiltrazioni di corticosteroide | Opzione nelle riacutizzazioni | Sollievo di durata limitata; non ripetibili senza criterio. |
| Protesi articolare | Artrosi avanzata non responsiva | Indicazione specialistica basata su dolore e funzione. |
Magnetoterapia CEMP nell’artrosi: che cosa dicono le prove
La magnetoterapia CEMP impiega campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità e nell’artrosi viene proposta come terapia di supporto per il dolore. Diverse metanalisi hanno esaminato il suo effetto: una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2022 riporta un miglioramento di dolore, rigidità e funzione fisica, e altre sintesi sull’artrosi di ginocchio arrivano a conclusioni simili, pur segnalando eterogeneità dei protocolli, campioni piccoli e qualità metodologica non uniforme. Una metanalisi più datata, del 2009, era invece più prudente sull’entità del beneficio.
Il quadro complessivo è quindi di prove favorevoli ma non conclusive.
Va corretta anche una spiegazione diffusa nei testi divulgativi, secondo cui i farmaci antinfiammatori avrebbero un’azione vasocostrittrice che impedisce il nutrimento della cartilagine, mentre la magnetoterapia lo aumenterebbe. È una semplificazione priva di supporto scientifico: la cartilagine adulta non è vascolarizzata e si nutre per diffusione dal liquido sinoviale, favorita proprio dal movimento. Il razionale corretto per la magnetoterapia riguarda il controllo del dolore, non un presunto apporto di nutrienti.
Controindicazioni della magnetoterapia
- Pacemaker, defibrillatore impiantabile e altri dispositivi elettronici attivi: non utilizzare.
- Gravidanza, in particolare per applicazioni su tronco e bacino.
- Neoplasie in atto, soprattutto nella regione da trattare.
- Epilessia non controllata, infezioni acute, febbre.
- Protesi articolari e mezzi di sintesi: valutazione del medico che segue il paziente.
Si tratta di un dispositivo medico: indicazione, durata e numero di sedute vanno stabiliti dal medico dopo la diagnosi.
Domande frequenti sull’artrosi
L’artrosi si può guarire?
Non esiste oggi un trattamento in grado di ripristinare la cartilagine danneggiata, ma questo non significa che non si possa fare nulla. Dolore e limitazione possono migliorare in modo significativo con esercizio, controllo del peso e una terapia adeguata, e molte persone convivono con l’artrosi mantenendo una buona qualità di vita per anni.
Se mi fa male devo riposare?
Il riposo prolungato peggiora la situazione, perché riduce la forza muscolare e la mobilità. Nelle fasi di riacutizzazione si riducono temporaneamente i carichi più impegnativi, ma il movimento va mantenuto. L’esercizio adeguato non danneggia l’articolazione: è il trattamento raccomandato per primo dalle linee guida.
Camminare o andare in bicicletta fa male alle ginocchia?
Al contrario: attività a basso impatto come cammino, bicicletta e nuoto sono generalmente consigliate, perché mantengono la mobilità e la forza senza sovraccaricare. La progressione va calibrata sui sintomi, evitando aumenti improvvisi di durata o intensità.
Gli integratori per la cartilagine funzionano?
Per glucosamina e condroitina le principali linee guida non esprimono una raccomandazione favorevole convinta, perché i risultati degli studi sono discordanti e il beneficio, quando osservato, è piccolo. Non sono dannosi nella maggior parte dei casi, ma non sostituiscono esercizio e gestione del peso: vale la pena parlarne con il medico prima di spendere.
La magnetoterapia rigenera la cartilagine?
No. Le prove disponibili riguardano il controllo del dolore e, in parte, della rigidità e della funzione; non esiste dimostrazione che la magnetoterapia ricostruisca il tessuto cartilagineo o modifichi la progressione della malattia. Va considerata un supporto sintomatico, prescritto dal medico e associato al programma di esercizio.
Noleggio della magnetoterapia CEMP a domicilio
Nei cicli prescritti dal medico la magnetoterapia CEMP può essere eseguita a domicilio con un apparecchio professionale a noleggio, soluzione pratica quando la mobilità è ridotta e gli spostamenti quotidiani risultano faticosi. Informazioni su dispositivi, tempi e modalità sono nella pagina noleggio della magnetoterapia e nella sezione contatti.
Il servizio prevede la prescrizione medica, che definisce programma e durata delle applicazioni. Approfondimenti utili: gonartrosi, dolore al ginocchio ed edema osseo.
Fonti scientifiche
- Bannuru RR et al. OARSI guidelines for the non-surgical management of knee, hip, and polyarticular osteoarthritis. Osteoarthritis and Cartilage, 2019. PubMed
- Kolasinski SL et al. 2019 American College of Rheumatology/Arthritis Foundation guideline for the management of osteoarthritis of the hand, hip, and knee. Arthritis Care & Research, 2020. PubMed
- Fransen M et al. Exercise for osteoarthritis of the knee. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015. PubMed
- Exercise for osteoarthritis of the hip. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014. PubMed
- Fransen M et al. Exercise for osteoarthritis of the knee: a Cochrane systematic review. British Journal of Sports Medicine, 2015. PubMed
- The efficacy of pulsed electromagnetic fields on pain, stiffness, and physical function in osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Pain Research and Management, 2022. PubMed
- Pain and functional scores in patients affected by knee OA after treatment with pulsed electromagnetic and magnetic fields: a meta-analysis. Cartilage, 2021. PubMed
- Effectiveness of pulsed electromagnetic field therapy in the management of osteoarthritis of the knee: a meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of Rehabilitation Medicine, 2009. PubMed
Avvertenza importante
Questo contenuto ha una finalità informativa e divulgativa: non è un articolo scientifico originale, non sostituisce la visita medica e non permette di formulare una diagnosi a distanza. Le informazioni riportate derivano da pubblicazioni indicizzate in PubMed e da linee guida, ma vanno sempre interpretate dal professionista che conosce il singolo caso. Prima di iniziare, sospendere o modificare qualsiasi terapia, compresa la magnetoterapia CEMP, è necessario il parere del medico curante o dello specialista. In presenza di dolore intenso, deformità, perdita di forza o di sensibilità è opportuno rivolgersi subito a un pronto soccorso.
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