Cos’è la magnetoterapia e quando utilizzarla

magnetoterapia utilizzo

Cos’è la magnetoterapia e quando utilizzarla

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La magnetoterapia è una terapia fisica non invasiva che, in maniera sicura,
sfrutta l’azione dei campi elettromagnetici a scopo curativo e riabilitativo. 

Attraverso questa terapia e l’uso delle onde elettromagnetiche, si accelerano i processi di scambio ionico all’interno di ogni cellula, provocando la formazione di nuovo tessuto sano.
La magnetoterapia è considerata vantaggiosa, in particolare nell´incrementare la
guarigione dopo le fratture ossee, favorendo la formazione del callo osseo.

Ma questa terapia viene usata anche per prevenire l’osteoporosi, ridurre il dolore cronico,
promuovere la cicatrizzazione delle ferite, migliorare gli edemi, ecc.
Per questi motivi viene spesso prescritta dagli ortopedici e fisioterapisti come
trattamento complementare, essendo utilizzata in molteplici patologie acute e
croniche che affettano l’apparato muscolo-scheletrico.

La magnetoterapia può essere eseguita per sedute di circa 2 ore fino ad 8 ore, che possono
essere anche realizzate a casa propria attraverso il noleggio.
Le poche controindicazioni includono pazienti con pacemaker o stimolatori cardiaci,
donne in gravidanza, e individui con patologie infettive o neoplastiche.

Visto che si tratta di una terapia fisica non invasiva e abbastanza sicura per il paziente, non producendo affatto alcun effetto indesiderato, è molto comune per i pazienti praticare la magnetoterapia domestica.

 
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Edema spongioso, la soluzione per un trattamento a casa tua

edema spongioso

Edema spongioso, la soluzione per un trattamento a casa tua

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La salute è importante! Quando ci si sente bene, non c’è nulla che non si può fare. Questa è una realtà che viene ben compresa dalle persone che devono affrontare dei problemi e patologie molto serie. L’edema spongioso e l’edema osseo sono dei termini “tecnici” che indicano dei gravi danni alle articolazioni. Essi derivano da una lunga patologia oppure da traumi diretti.
edema spongiosoIn poche parole ne possiamo soffrire tutti durante l’arco della vita e, per limitare i danni a lungo termine, ecco che si prospetta la possibilità di seguire la cura
direttamente a casa tramite la Magnetoterapia, cemp. Secondo gli ultimi studi, condotti proprio su pazienti che hanno dovuto affrontare il trattamento fisioterapico in centri specializzati confrontato con pazienti che hanno seguito la cura a casa, si sono evidenziati i benefici. Oltre alla guarigione, i pazienti sono aiutati moralmente e psicologicamente. Essi sono anche più attenti e ligi nell’effettuare le sedute.

 Le cause e le conseguenze

Le cause di un edema spongioso o di un edema osseo sono contusioni e fratture. Esse possono derivare da un incidente, ma anche da una semplice caduta. Si possono avere degli infortuni che recidono i legamenti delle articolazioni. Uno strappo del tessuto connettivo muscolari avviene anche quando si effettua uno sforzo fisico improvviso. edema osseo con magnetoterapiaTutti possiamo essere delle vittime perché il nostro corpo è “fragile”.
Oltre a cause esterne, ci sono delle malattie che si sviluppano in soggetti che sono in età avanzata, quali l’artrosi oppure l’osteoartrite che portano ad avere bisogno della cura con la Magnetoterapia. Il problema maggiore di un edema spongioso e un edema osseo, non consiste nel dolore immediato, che comunque è molto fastidioso, ma nei problemi a lungo termine. Infatti, i danni maggiori che si hanno nei traumi e fratture ossei o muscolari, sono quelli di rischiare di avere delle necrosi, cioè la morte delle ossa. Mentre per i muscoli, legamenti , che si infiammano, si ha una vera e propria “atrofizzazione”. Il risultato è quello di avere un danno permanente che abbassa la qualità della vita e dei movimenti del corpo.

La Magnetoterapia Cemp, la cura della “rinascita”

Un tessuto muscolare “danneggiato” è destinato a morire? La risposta potrebbe non essere quella che vi aspettate. Infatti, grazie all’ uso della magnetoterapia “cemp” . Oggi, grazie ad un noleggio magnetoterapia, potete eseguire la cura direttamente a casa. Il vantaggio di affidarvi proprio a delle aziende che sono specializzate nel noleggio magnetoterapia sono tantissimi. Li poniamo in elenco per aiutare i pazienti a capire cosa è possibile avere.
Tramite il noleggio magnetoterapia potete:

  • Seguire le sedute senza muovervi da casa
  • Aumentare le ore di utilizzo del macchinario per problemi infiammatori
  • Decidere quando volete eseguire il trattamento

Analizzando ogni singola voce in elenco possiamo notare che, una volta che avete richiesto e effettuato il noleggio magnetoterapia, non dovete spendere denaro per recarvi da una struttura all’altra. Il tempo che avete lo potete spendere al meglio e soprattutto potete essere sottoposti alla cemp mentre vi state rilassando a casa. Chiunque ha subito in incidente o una patologia è consapevole dei dolori che si hanno, ma anche di quanto sia “benevolo” questo tipo di cura. 

Considerando tutto questo meglio approfittare della possibilità che ci è stata data, cioè quella di un noleggio magnetoterapia presso una azienda seria che esegue una revisione periodica dell’attrezzatura per garantire il massimo beneficio ai suoi clienti.
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Bike to Breast», una pedalata in rosa sul lungomare per la prevenzione gratuita dei tumori al seno.

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Sostenitori da sempre per la prevenzione dei tumori al seno. Anche quest’anno siamo stati onorati di poter partecipare come sponsor «Bike to Breast», una pedalata in rosa sul lungomare per la prevenzione gratuita dei tumori al seno. Iniziativa che vede impegnati i Cicloverdi Fiab Napoli a sostegno dell’Alts, l’Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno allo scopo di promuovere #Bike to Breast. la giornata non è stata piena di sole ma le tante persone che hanno partecipato con i loro sorriso hanno illuminato la splendida pizza plebiscito di napoli. è stata una giornata ricca di sorrisi ed emozioni. La presenza del camper donna dell associazione Alts ha permesso di effettuare visite gratuite di prevenzione al tumore al seno.

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LA SINDROME DI SUDECK (ALGODISTROFIA) COME SI CURA CON LA MAGNETOTERAPIA

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LA SINDROME DI SUDECK (ALGODISTROFIA) COME SI CURA CON LA MAGNETOTERAPIA

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La sindrome di Sudek è una sindrome algodistrofica, ossia una condizione di dolore cronico caratterizzata da dolore localizzato, che può essere spontaneo o evocato e normalmente ha origine ad una estremità.

E’ una condizione molto difficile da diagnosticare e, solitamente, il dolore caratteristico è sproporzionato per intensità o durata, rispetto all’intensità del trauma che l’ha indotto.

La sindrome di sudeck, nella maggior parte dei casi, insorge dopo la rimozione di un gesso ortopedico ma può manifestarsi anche spontaneamente e non sono ancora note le cause che la determinano.

Le teorie sull’insorgenza della patologia sono numerose ma la più accreditata afferma che la causa responsabile sia da ricercare in una disfunzione del sistema nervoso simpatico. Questo, infatti, durante un trauma verrebbe ipersollecitato tanto da alterare i normali processi fisiologici della risposta al trauma stesso.

Esistono alcuni fattori eziologici particolarmente predisponenti, come il diabete l’ipertrigliceridemia, l’ansietà e i disturbi neurodegenerativi, fattori legati all’età e al sesso o a pregresse alterazioni vasomotorie, come il fenomeno di Raynaud, infezioni (fratture infette, osteomieliti, osteoartriti),ustioni e congelamenti e lesioni secondarie da agenti chimici o fisici (raggi X, elettricità).

Solitamente, il fattore scatenante è rappresentato da traumi (distorsioni o fratture), ai quali seguono manovre riduttive ripetute o violente o immobilizzazione prolungata.

Colpisce maggiormente le femmine e i soggetti sotto i 50 anni ma, in alcuni casi, può interessare anche bambini.

Le regioni interessate da questa patologia sono le articolazioni degli arti inferiori e degli arti superiori (soprattutto caviglie e piedi, nella fattispecie il tallone, polso, mano e ginocchio), che appaiono scuri, tumefatti e dolenti alla mobilizzazione e alla pressione, il tutto accompagnato da un quadro radiologico di osteoporosi.

Nella patologia, distinguiamo tre stadi, ciascuno caratterizzato da specifici sintomi: acuto, cronico e atrofico.

Nel primo stadio, abbiamo edema nella regione interessata, con cute arrossata e calda,eventuale iperidrosi, soprattutto se il trauma è localizzato all’arto superiore, impotenza funzionale assoluta e dolore molto intenso, con peggioramento della sintomatologia ogni volta che si tenta di caricare sull’arto.

Il secondo stadio, invece, è caratterizzato da edema e dolore più diffusi, la cute diventa pallida, sottile e secca, con ipotrofie e retrazioni muscolari, accompagnate da eventuale rigidità articolare. I peli del paziente, inoltre, possono crescere increspati, ruvidi e numerosi.

L’ultimo stadio, infine, è caratterizzato da importante atrofia tissutale con perdita di massa muscolare, che può diventare irreversibile. Più la sindrome permane, più sarà irreversibile.

La terapia si avvale di una combinazione di: terapia farmacologica analgesica, con FANS, cortisone associato ad analgesico (in infiltrazione locale), farmaci vasodilatatori e betabloccanti; mobilizzazione delle estremità e terapia fisica con magnetoterapia, ultrasuonoterapia, ginnastica vascolare con idroterapia calda e fredda e drenaggio linfatico manuale.

La magnetoterapia cemp sono molto utili nella cura di questa patologia: infatti, la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati soprattutto, grazie alla sua azione antalgica, calma il dolore, interviene direttamente sulla zona interessata sfiammandola, ossigenando e rigenerando le cellule, grazie all’attivazione massiccia della microcircolazione. Per avere risultati soddisfacenti nella riduzione del dolore, la magnetoterapia cemp dovrebbe essere praticata con costanza, per diverse ore al giorno per almeno 45-60 gg.

 

Nel caso dell’algodistrofia, i tempi di azione della magnetoterapia, per ottenere, benefici, possono essere più lunghi del solito, a causa della complessità della patologia.  

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Magnetoterapia e osteoporosi

Magnetoterapia e osteoporosi

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L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e da deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e predisposizione alle fratture, soprattutto in alcuni distretti come l’anca e la colonna vertebrale.

Diversi sono i fattori di rischio per l’osteoporosi, tra questi ricordiamo: ridotto picco di massa ossea, ossia il valore di massima densità minerale ossea raggiunto in età giovane-adulta(20-30 anni) e dipende da fattori genetici e ambientali, sesso femminile, eccessiva magrezza, storia familiare di osteoporosi, età avanzata, menopausa precoce o indotta chirurgicamente, anoressia nervosa o periodi di amenorrea, scarsa assunzione di calcio con la dieta, fumo e abuso di alcool, bassi livelli di testosterone nei maschi.

Per quanto riguarda il sesso femminile, sappiamo che, soprattutto dopo la menopausa, si verifica uno squilibrio tra riassorbimento e formazione ossea, legato principalmente alla carenza di estrogeni, che hanno un’azione protettiva nei confronti dell’osso. L’eccessiva magrezza, invece, può determinare una situazione di rischio, perché il tessuto adiposo è in grado di produrre una certa quantità di estrogeni.

L’osteoporosi, purtroppo, è una malattia cronica, determinata da diversi fattori, che causa uno squilibrio nel processo di rimodellamento osseo, in cui sono implicate le cellule dell’osso ossia gli osteoblasti (responsabili della mineralizzazione ossea) e gli osteoclasti (responsabili del riassorbimento dell’osso e della demolizione di aree di tessuto vecchio e danneggiato).

Questo processo è regolato dal paratormone, dalla calcitonina, dagli estrogeni, dalla vitamina D, da varie citochine e da fattori locali come le prostaglandine.

La malattia può presentarsi in forma primitiva o secondaria: la forma primitiva si manifesta nella maggior parte dei casi nelle donne post menopausa e nei pazienti anziani. Possono contribuire, quindi, il calo naturale degli estrogeni nelle donne, calo degli androgeni negli uomini, diminuita assunzione di calcio, bassi livelli di vitamina D e iperpatatiroidismo secondario.

Si manifesta, generalmente, dopo i 65-70 anni di età in entrambi i sessi ma più frequentemente nelle donne.

L’osteoporosi secondaria, invece, può derivare da altre condizioni mediche o dall’utilizzo protratto di alcuni farmaci osteopenizzanti. Tra le patologie che possono determinarne l’insorgenza, troviamo il morbo di Cushing, l’ipertiroidismo, l’iperparatiroidismo, l’ipogonadismo e il diabete mellito; possiamo riscontrarla anche in caso di immobilizzazione prolungata, deficit di calcio o vitamina D o neoplasie maligne.

I sintomi e segni più comuni sono: coxalgia, cruralgia, dolore al collo, dolore al ginocchio, dolore all’anca, dolore alle ossa, dolore alla mano e al polso, dolore dorsale, fratture ossee,ipercifosi, iperlordosi e osteopenia. Nonostante la progressiva riduzione di massa ossea, molti dei soggetti affetti non presentano segni o sintomi pertanto, in molti casi, ci si accorge dell’osteoporosi solo in seguito a una frattura dell’anca, del femore, del polso o delle vertebre, causata da traumi inavvertiti.

Come viene diagnosticata? Il gold standard per la diagnosi di osteoporosi è la Mineralometria Ossea Computerizzata o MOC, che utilizza raggi x per valutare lo stato di mineralizzazione delle ossa; il tutto completato da esami di laboratorio che permettono di valutare lo stato del metabolismo osseo.

Qual è la terapia? Innanzitutto, vengono messe in atto misure utili a rallentare la malattia a ridurre il rischio di fratture. Queste misure prevedono integrazione di calcio e vitamina D, esercizi per aumentare la forza muscolare e la resistenza dell’osso e terapia farmacologica con bisfosfonati, per preservare la massa ossea, e raloxifene, per stimolare la formazione di nuovo tessuto osseo.

Molto utili sono anche le terapie fisiche come la magnetoterapia e, in particolare la magnetoterapia cemp.

Come può aiutare la magnetoterapia cemp nella terapia dell’osteoporosi? Il primo riscontro sull’utilizzo dei campi elettromagnetici pulsati per la cura dell’osteoporosi e delle ossa in generale si ebbe grazie agli astronauti: si scoprì, infatti, che l’avvolgimento elettromagnetico impediva alle ossa di percepire l’assenza di gravità, facendo in modo che il corpo non alterasse la normale produzione di osso.

 

Inoltre, si osservò che la magnetoterapia aiutava il riequilibrio dei potenziali elettrici delle membrane, favorendo, quindi, i meccanismi riparativi dell’osso, punto chiave per ostacolare l’osteoporosi e aiutare la riparazione dell’osso in caso di fratture.  

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Cos’è la Brachialgia? Quale cura?

Cos’è la Brachialgia? Quale cura?

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La condizione di dolore al braccio, dovuto a schiacciamento o irritazione di un nervo spinale del collo, frequentemente le radici nervose che originano da C7 e C6, viene detta “brachialgia”.

In realtà, la brachialgia può essere sintomo di altri disturbi e malattie come: alterazioni degenerativi delle articolazioni intervertebrali, artrosi cervicale, ernia discale, malattie degenerative dei dischi cervicali, progressiva degenerazione del disco legata all’invecchiamento, prolasso intervertebrale, osteofiti, spondilosi, tumori del rachide etc…

Un paziente risulta più esposto al rischio di brachialgia in occasione di ricorrenti infezioni della colonna vertebrale, lavori pesanti,tabagismo e sport di potenza. Inoltre, non è raro che due condizioni patologiche, che possono determinare brachialgia, coesistano e si manifestino contemporaneamente.

 

Tra i giovani, solitamente, la brachialgia è sintomo di un’ernia discale cervicale mentre, nei pazienti più anziani, il dolore è generalmente causato da un restringimento del canale foraminale e spinale.

Come già detto, il sintomo fondamentale è il dolore cervicale che si irradia al braccio, accompagnato da altri sintomi come dolore scapolare e cervicale, indebolimento e perdita di forza muscolare del braccio, formicolii e sensazione di scosse elettriche al braccio e alla mano.

 

Come viene fatta la diagnosi? Sicuramente, un paziente che lamenta dolore cervicale diffuso e continuo lungo il braccio deve essere sottoposto ad indagini diagnostiche, che prevedono una serie di test tra cui: anamnesi ed esame obiettivo, imaging del rachide.

Quali sono questi test di imaging? Innanzitutto, la radiografia, che permette di avere una visione generale di ossa e tessuti de collo, poi la TC, che mette in luce eventuali alterazioni strutturali-ossee, TC+mielografia, che valuta la gravità dell’eventuale lesione al rachide, localizzando precisamente la compressione del midollo spinale, risonanza magnetica,che rileva eventuali lesioni ai tessuti molli (come ernia del disco), elettromiografia, che permette di valutare le anomalie della radice nervosa ed escludere altre cause neurologiche.

Esistono diverse possibilità di intervento, a seconda della causa che ha originato il disturbo.

L’utilizzo di farmaci come FANS, oppioidi e talvolta anticonvulsivanti, sono i più utilizzati per il trattamento del dolore acuto, quando quest’ultimo è molto serio tanto da compromettere le attività lavorative-sociali, il medico può suggerire l’iniezione di sostanze anestetiche direttamente nel nervo coinvolto, sotto guida radiologica di una TC.

Il paziente con brachialgia può trarre sollievo anche con terapie fisiche, come massaggi, fisioterapie e magnetoterapia.

 

La magnetoterapia cemp a bassa frequenza , infatti, sfrutta i campi magnetici pulsati, per curare diverse malattie, in particolare quelle legate a dolori ossei e articolari.

La Magnetoterapia a bassa frequenza ha diversi effetti positivi: innanzitutto, allevia il dolore, agendo come un potente analgesico, accelera i processi riparativi, stimola l’osmosi cellulare, migliora l’ossigenazione e il nutrimento dei tessuti, riduce le infiammazioni, stimola il riassorbimento degli edemi e rigenera le cellule prive di energia.

 

Inoltre, la magnetoterapia a campi magnetici pulsatili non ha controindicazioni, è indolore, ha un’esecuzione semplice e rapida e si associa bene a molte altre terapie convenzionali.

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La Magnetoterapia per i dolori muscolari

La Magnetoterapia per i dolori muscolari

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A cosa ci riferiamo quando parliamo di dolori muscolari? Il dolore muscolare, o meglio mialgia, è un dolore localizzato a uno o più muscoli, dovuto a diverse cause tra cui sforzi eccessivi, traumi e malattie sistemiche.

Il dolore muscolare si divide in locale e diffuso; quello locale, appunto, è confinato a un’area corporea specifica e, spesso, è legato a una contrazione involontaria e improvvisa del muscolo, il cosiddetto crampo, o a un lesione parziale della struttura muscolare per un trauma (strappo, contrattura etc…).

Come già detto, lo strappo è lo stiramento eccessivo e doloroso delle fibre muscolari, dovuto a un movimento sbagliato o ad un eccessiva sollecitazione; la contrattura, invece, determina una sensazione dolorosa simile al crampo, con il muscolo che inizia a tirare, si contrae e si irrigidisce fino ad arrivare alla limitazione quasi completa dell’estensione.

In aggiunta, la mialgia può derivare da sforzi eccessivi o prolungati oppure, altre volte,il dolore è riflesso ed origina a livello osseo ed articolare (artrite, artrosi, tendinite etc…)

 

Il dolore muscolare diffuso, invece, può avere diverse cause, tra cui infezioni virali (influenza, e infezione da Coxackie virus, su tutte), la polimialgia reumatica, le miopatie indotte da farmaci, l’ipotiroidismo oppure dipendere da uno stato di stanchezza generale.

Il dolore muscolare diffuso si ritrova anche in patologie infiammatorie come la polimiosite e la dermstomiosite, nonché negli squilibri idroelettrolitici e nella sindrome da astinenza da alcool.

In generale, le condizioni che possono causare mialgie sono diverse e numerose e ricordiamo: acidosi metabolica, artrite, antrace, artrosi, artrite reumatoide, bronchite, brucellosi, colpo della strega, condrocalcinosi, emofilia, epatite A, epatite B, epatite C, febbre gialla, gastroenterite, gastroenterite virale, infezione da citomegalovirus, ipotiroidismo, legionellosi, listeriosi, malattia di lyme, miastenia gravis, osteocondrite, polimiosite, rabbia, raffreddore, tetano, tifo, toxoplasmosi.

 

Sicuramente, il fattore importante è riconoscere le modalità di presentazione del dolore e descriverne le caratteristiche fondamentali: ossia se il tipo di dolore è trafittivo, sordo, crampi forme, costrittivo, se è acuto o cronico, se si associa ad altri sintomi e se sono presenti patologie concomitanti.

 

Per la diagnosi, dopo accurata anamnesi ed esame obiettivo, il medico può avvalersi di esami come esami del sangue, TC, risonanza magnetica, ecografia e biopsia muscolare.

La terapia si avvale, per la cura dei sintomi, di farmaci come FANS, miorilassanti e antidolorifici. Fondamentali sono riposo, bagni caldi e tecniche fisioterapiche. Efficace è anche il ricorso alla magnetoterapia .

 

La cemp è efficace contro il dolore e da decenni rappresenta una terapia consolidata e dall’efficacia riconosciuta. Grazie alla magnetoterapia cemp, infatti, vengono indotte modificazioni sulle membrane, sulle cellule e sui vasi, che producono effetti antinfiammatori e stimolano la riparazione tissutale.

 

Grazie alla magnetoterapia si può ottenere, inoltre, il rilassamento della muscolatura, una migliore microcircolazione e il rilascio di endorfine, grazie al quale la soglia del dolore si eleva.  

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Le contratture cosa sono e come curarle

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Le contratture cosa sono e come curarle

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Le contratture muscolari sono contrazioni involontarie, insistenti e dolorose di uno o più muscoli scheletrici. Determinano rigidità del muscolo coinvolto e ipertonia delle fibre muscolari, apprezzabile al tatto. Tra le lesioni muscolari acute, la contrattura è la meno grave poiché non causa alcuna lesione anatomica delle fibre ma soltanto un aumento involontario del tono. Quando insorge la contrattura? E’ sicuramente un atto difensivo, quindi insorge quando il muscolo viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico, innescando un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi eccessivamente.

Le cause possono essere diverse (meccaniche e/o metaboliche; sicuramente, sono correlate a diversi fattori, tra cui: mancanza di riscaldamento, generale e specifico,preparazione fisica non idonea, sollecitazioni eccessive e movimenti bruschi, problemi di coordinazione e articolari e squilibri posturali.

Il dolore modesto e diffuso, lungo l’area muscolare interessata, è il sintomo principale accompagnato dall’ipertonia, che viene percepita chiaramente con mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. Il dolore è tollerabile ma è comunque consigliabile sospendere subito l’allenamento o la competizione.

Qual è la terapia? In primo luogo, è fondamentale il riposo. Sono sufficienti 3-7 giorni per guarire da una contrattura, anche se potrebbero diventare molti di più, se non si rispettano i giusti tempi di recupero. Per favorire la ripresa, si possono mettere in atto attività che consentono l’allungamento dei muscoli e l’afflusso del sangue, come un’attività aerobica moderata ed esercizi di stretching, il tutto associato a massaggi decontratturanti al termine dell’attività. Nei casi più gravi e sotto controllo medico, si può fare ricorso a farmaci come i FANS e io rilassanti, per distendere la muscolatura.

Molto utili, infine, sono le terapie fisiche, su tutte la magnetoterapia cemp, che è indicata nei casi in cui è necessario stimolare la rigenerazione dei tessuti dopo eventi lesivi.La magnetoterapia cemp, infatti, potenzia le difese dell’organismo con ripolarizzazione elettrica delle cellule, produce azione antistress, rigenera le cellule lese, migliorando la cinetica enzimatica e ripolarizzando le membrane cellulari.

Inoltre, la magnetoterapia cemp, agendo sui radicali liberi, sugli oligoelementi e sulle sostanze ferromagnetiche dell’ambiente intracellulare,risulta essere di grande importanza per l’equilibrio omeostatico della cellula. La magnetoterapia, quindi, promuove l’accelerazione di tutti i fenomeni riparatori con fondamentale azione biorigenerante, antinfiammatoria, antiedematosa, antalgica e senza effetti collaterali.

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Cosa sono gli stiramenti muscolari ?


Cosa sono gli stiramenti muscolari ?

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L’elongazione, ossia lo stiramento muscolare, è una lesione di media entità, che altera il normale tono muscolare.

Ma come avviene lo stiramento muscolare? Innanzitutto, ogni muscolo del corpo possiede dei recettori in grado di trasmettere informazioni al sistema nervoso centrale: nella fattispecie, i fusi neuromuscolari sono deputati al trasferimento delle informazioni riguardo la velocità e l’entità dello stiramento. Quando un muscolo si allunga eccessivamente, ossia si stira, anche i fusi neuromuscolari, posti in parallelo alle fibre muscolari, si allungano determinando il cosiddetto riflesso da stiramento; tutto ciò causa un’improvvisa contrazione muscolare, che si associa ad un contemporaneo rilassamento del muscolo antagonista.

Questo meccanismo, quindi, permette di salvaguardare quasi sempre la struttura muscolare ma, in particolari circostanze, può essere insufficiente e predisporre allo stiramento.

Lo stiramento può essere considerato una condizione intermedia tra la contrattura (un semplice aumento involontario e permanente del tono muscolare) e lo strappo (rottura delle fibre muscolari).

Quali sono le cause e i sintomi di stiramento?

Innanzitutto, è una patologia piuttosto frequente in ambito sportivo, causato dall’eccessivo allungamento delle fibre muscolari, che può avvenire in diverse condizioni, tra cui: mancanza di riscaldamento generale e specifico, preparazione fisica non idonea, movimenti bruschi e violenti, squilibri posturali e muscolari, microtraumi ripetuti, condizioni ambientali e calzature e abbigliamento non idonei.

Per quanto riguarda i sintomi, invece, lo stiramento causa un dolore acuto d improvviso, a cui segue spasmo muscolare. Il dolore, comunque, è sopportabile e permette il proseguimento delle attività, anche se questo determina un aumento del rischio di aggravare la situazione (strappo muscolare).

Quali sono le terapie? La prima terapia efficace è il riposo, con un periodo di stop compreso tra le due e le tre settimane, anche per scongiurare eventuali recidive.

Dopo uno stiramento, si consiglia l’applicazione del protocollo R.I.C.E. , ossia quello più accreditato per le lesioni acute: immobilizzazione, applicazione di un impacco freddo, bendaggio compressivo per ridurre l’emorragia e sollecitazioni meccaniche della struttura lesa. Importantissimo è riprendere gli allenamenti in maniera graduale e fare particolare attenzione alla fase di riscaldamento generale.

Anche alcune terapie fisiche possono aiutare, soprattutto la magnetoterapia cemp.

Come funziona la magnetoterapia in caso di stiramenti?

L’utilizzo di campi magnetici pulsatili a bassa frequenza ha un’azione su sistema muscolare che si esplica attraverso un meccanismo di ripolarizzazione delle cellule impegnate nella contrazione. Una normalizzazione delle attività elettriche alterate, quindi comporta un ristabilimento delle funzioni organiche.

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Magnetoterapia e osteoporosi

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Tendinite, cos’è e trattamento con magnetoterapia cemp

Tendinite, cos’è e trattamento con magnetoterapia cemp

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Innanzitutto, cosa sono i tendini? Niente altro sono che strutture fibrose molto robuste, dal colorito madreperlaceo, che connettono i muscoli alle ossa e hanno il compito di trasformare in movimento la forza, generata dalla contrazione muscolare.

Purtroppo, anche i tendini sono soggetti a fenomeni di usura nel tempo, così come a fenomeni degenerativi, tutte condizioni piuttosto frequenti. Nel momento in cui le lesioni interessano il punto di collegamento tra tendine e osso, parliamo di “patologia inserzionale”.

Si parla di tendinite, invece, quando esiste un processo infiammatorio,solitamente causato dalla ripetizione cronica di micro sollecitazioni che alterano la normale struttura delle fibrille, che coinvolge uno dei 267 tendini del corpo.

Oltre il limite di sopportazione normale, le fibrille cominciano a subire delle lesioni più o meno ampie, che vengono riparate spontaneamente con tessuto però più vascolarizzato e disorganizzato, meno resistente del normale, quindi. Avremo, di conseguenza, degenerazione tendinea con diminuzione della dimensione delle cellule (ipotrofia)

La maggior parte delle volte, circa per il 97% dei casi, le degenerazioni sono legate a fattori traumatici (microtraumi), in particolare: sovraccarico funzionale, cioè aumento della frequenza e dell’intensità degli allenamenti (sovrallenamento); abbigliamento e calzature non adeguate, corsa su terreni sconnessi o duri e scivolosi o troppo soffici; errata esecuzione di un esercizio; vizi posturali e ripresa troppo precoce di allenamenti dopo un infortunio.

Le tendinopatie, in realtà, possono essere anche associate a patologie sistemiche come la gotta, l’ artrite reumatoide, l’ipercolesterolemia o l’insufficienza renale.

Il sintomo più importante della tendinite è il dolore nella sede dove si trova il tendine interessato dalla lesione: tale dolore si accentua o compare solamente durante la palpazione dell’area o durante i movimenti attivi e passivi che coinvolgono il tendine lesionato. Al dolore, si accompagnano gonfiore, ecchimosi ne palpabilità della lesione, proporzionali al numero di fibre lesionate.

Per la diagnosi, fondamentale è l’anamnesi approfondita con esame clinico accurato, accompagnata da esami strumentali come la risonanza magnetica o l’ecografia.

Per quanto riguarda la terapia, nella fase acuta bisogna, innanzitutto, sospendere l’attività che ha causato il dolore, con conseguente riposo dell’articolazione e visita da uno specialista. E’ possibile fare una terapia antinfiammatoria oppure anche magnetoterapia cemp, per il trattamento del dolore cronico.

Come agisce la magnetoterapia nella cura della tendinite?

Il tendine è un tessuto scarsamente irrorato e, quindi, il processo di guarigione avviene molto lentamente; la magnetoterapia cemp, invece, grazie alla sua capacità di attivare la microcircolazione, favorendo il rilascio di ossigeno da tessuto tendineo e, quindi la guarigione.

 

In aggiunta, la capacità della magnetoterapia di ripolarizzare la membrana cellulare e riattivare il corretto funzionamento della pompa sodio potassio, permette di eliminare lo stato infiammatorio ed edematoso.  

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