Artrosi del ginocchio: che cos’è e qual è il trattamento
Artrosi del ginocchio: che cos'è e qual è il trattamento
Indice dei Contenuti
- 1. Artrosi del ginocchio: che cos'è e qual è il trattamento
- 1.1. Che cos’è l’artrosi del ginocchio
- 1.2. Cause e fattori di rischio
- 1.3. Sintomi e segni tipici
- 1.4. Come si arriva alla diagnosi
- 1.5. Trattamento conservativo: il percorso di base
- 1.6. Farmaci e infiltrazioni
- 1.7. Quando si valuta l’intervento chirurgico
- 1.8. Domande frequenti
- 1.9. Magnetoterapia CEMP e noleggio a domicilio
- 1.10. Fonti scientifiche
Pubblicato: 2 Febbraio 2023 · Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2026
L’artrosi del ginocchio, chiamata anche gonartrosi, è una malattia cronica che interessa tutta l’articolazione: non solo la cartilagine, ma anche l’osso subcondrale, la membrana sinoviale, i menischi e i muscoli che stabilizzano il ginocchio. La progressiva perdita di cartilagine riduce la capacità di ammortizzare i carichi e favorisce la comparsa di dolore, rigidità e limitazione funzionale.
Non è quindi una semplice «usura da età»: l’artrosi è il risultato di fattori meccanici, metabolici e infiammatori che agiscono insieme. Questo spiega perché il trattamento più efficace non sia il riposo, ma un programma attivo che combina esercizio terapeutico, controllo del peso corporeo e gestione del dolore, riservando la chirurgia ai casi che non rispondono alle cure conservative.
In sintesi
- La gonartrosi coinvolge l’intera articolazione, non soltanto la cartilagine.
- La diagnosi è soprattutto clinica; la radiografia conferma e stadia il danno.
- Esercizio terapeutico, calo ponderale ed educazione del paziente sono i cardini del trattamento.
- I farmaci servono a controllare i sintomi e vanno usati per il tempo più breve possibile, su indicazione medica.
- La magnetoterapia CEMP può essere impiegata come supporto sintomatico, su prescrizione medica, senza sostituire esercizio e terapia prescritta.
Che cos’è l’artrosi del ginocchio
Il ginocchio è formato da femore, tibia e rotula, rivestiti da cartilagine ialina e separati dai menischi. Nella gonartrosi la cartilagine si assottiglia e si fissura, l’osso sottostante si addensa e produce osteofiti, la membrana sinoviale può infiammarsi con comparsa di versamento. Il risultato è un’articolazione meno tollerante al carico e progressivamente più dolente.
L’artrosi può interessare il compartimento mediale (il più frequente, spesso associato a ginocchio varo), quello laterale o l’articolazione femoro-rotulea. La distribuzione del danno influenza i sintomi e le scelte terapeutiche, compreso il tipo di eventuale intervento. Un approfondimento dedicato è disponibile nella guida sulla gonartrosi.
Cause e fattori di rischio
L’artrosi del ginocchio ha origine multifattoriale. I principali fattori di rischio riconosciuti dalle linee guida internazionali sono:
- età avanzata e familiarità;
- sovrappeso e obesità, che aumentano sia il carico meccanico sia l’infiammazione sistemica di basso grado;
- precedenti traumi articolari, lesioni meniscali o legamentose e fratture che interessano la superficie articolare;
- attività lavorative con carichi ripetuti, ginocchia flesse a lungo o sollevamento di pesi;
- debolezza del quadricipite e alterazioni dell’asse dell’arto (ginocchio varo o valgo);
- sesso femminile, in particolare dopo la menopausa.
Alcuni fattori non sono modificabili, come l’età o la predisposizione genetica; altri, come il peso corporeo e la forza muscolare, sono invece il bersaglio principale del trattamento.
Sintomi e segni tipici
- dolore di tipo meccanico, che compare o peggiora con il carico e migliora con il riposo;
- rigidità mattutina di breve durata, in genere inferiore a 30 minuti;
- difficoltà a salire e scendere le scale, ad alzarsi dalla sedia o a camminare a lungo;
- scrosci articolari e sensazione di attrito durante il movimento;
- gonfiore intermittente per versamento articolare;
- progressiva riduzione dell’escursione articolare e, nelle fasi avanzate, deformità dell’asse dell’arto.
Il dolore artrosico ha tipicamente un andamento fluttuante, con periodi di riacutizzazione alternati a fasi di relativo benessere. L’intensità dei sintomi non è sempre proporzionale alla gravità del quadro radiografico: persone con alterazioni radiologiche marcate possono avere pochi disturbi e viceversa.
Quando rivolgersi al medico
- ginocchio caldo, arrossato e molto gonfio, soprattutto con febbre;
- dolore intenso insorto dopo un trauma, con impossibilità di caricare;
- blocco articolare che impedisce di estendere o flettere completamente il ginocchio;
- dolore notturno continuo o a riposo;
- rapido peggioramento della funzione in poche settimane.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi di gonartrosi è prevalentemente clinica: si basa su età, caratteristiche del dolore, rigidità di breve durata ed esame obiettivo del ginocchio. La radiografia sotto carico conferma il sospetto e permette di valutare riduzione della rima articolare, osteofiti, sclerosi subcondrale e geodi.
La risonanza magnetica non serve di routine: viene richiesta quando si sospettano lesioni meniscali o legamentose associate, un’osteonecrosi o un edema osseo, oppure in previsione di un intervento. Gli esami del sangue non diagnosticano l’artrosi, ma aiutano a escludere artriti infiammatorie o infettive quando il quadro clinico è atipico.
| Grado radiografico (Kellgren-Lawrence) | Quadro tipico |
|---|---|
| Grado 0 | Nessun segno radiografico di artrosi |
| Grado 1 | Dubbia riduzione della rima articolare, possibili osteofiti iniziali |
| Grado 2 | Osteofiti definiti, rima articolare ancora conservata o lievemente ridotta |
| Grado 3 | Osteofiti multipli, riduzione della rima, sclerosi subcondrale, possibile deformità |
| Grado 4 | Marcata riduzione o scomparsa della rima, sclerosi importante, deformità dell’asse |
Trattamento conservativo: il percorso di base
Le principali linee guida internazionali concordano su un punto: il trattamento di prima linea della gonartrosi è non farmacologico e va offerto a tutti i pazienti. Esercizio terapeutico, gestione del peso ed educazione all’autogestione costituiscono la base su cui si innestano, quando servono, i farmaci e le altre terapie.
| Intervento | Obiettivo | Note pratiche |
|---|---|---|
| Esercizio terapeutico | Ridurre dolore e migliorare la funzione | Rinforzo del quadricipite e dei muscoli dell’anca, esercizio aerobico a basso impatto, attività in acqua; i benefici si mantengono solo se il programma prosegue nel tempo |
| Calo ponderale | Ridurre il carico articolare e l’infiammazione | Nelle persone in sovrappeso una perdita di peso significativa si associa a miglioramento di dolore e funzione; va impostata con il medico o il nutrizionista |
| Educazione e autogestione | Gestire le riacutizzazioni e mantenere l’attività | Comprendere che il movimento non danneggia l’articolazione è parte integrante della cura |
| Ausili e ortesi | Ridurre il carico e migliorare la stabilità | Bastone dal lato opposto al ginocchio più dolente, calzature ammortizzanti, ginocchiere in casi selezionati |
| Terapie fisiche | Supporto sintomatico | TENS, magnetoterapia CEMP e altre terapie strumentali possono affiancare il programma attivo, mai sostituirlo |
Farmaci e infiltrazioni
La terapia farmacologica è sintomatica e va sempre concordata con il medico, valutando età, comorbilità e altri farmaci assunti. I FANS topici sono generalmente indicati come prima scelta per l’artrosi del ginocchio per il buon profilo di sicurezza; i FANS orali sono efficaci ma vanno usati alla dose minima efficace e per il periodo più breve possibile. Gli oppioidi non sono raccomandati nella gestione ordinaria dell’artrosi.
Le infiltrazioni di corticosteroide possono dare un sollievo di breve durata nelle fasi di riacutizzazione con versamento. Per l’acido ialuronico le raccomandazioni delle diverse società scientifiche non sono concordi e l’indicazione va valutata caso per caso. Integratori a base di glucosamina e condroitin solfato non sono raccomandati dalle principali linee guida per la gonartrosi, perché le prove di efficacia sono deboli e incoerenti.
Quando si valuta l’intervento chirurgico
La chirurgia viene presa in considerazione quando dolore e limitazione funzionale restano importanti nonostante un percorso conservativo condotto in modo corretto e per un tempo adeguato. La protesi di ginocchio, totale o monocompartimentale, è l’intervento di riferimento nell’artrosi avanzata; nei pazienti giovani con artrosi monocompartimentale e alterazione dell’asse può essere indicata un’osteotomia correttiva.
Va invece ricordato che l’artroscopia con lavaggio e debridement non è raccomandata come trattamento dell’artrosi del ginocchio: gli studi non hanno dimostrato un beneficio clinicamente rilevante rispetto al trattamento conservativo. La meniscectomia in un ginocchio artrosico va riservata a casi selezionati con sintomi meccanici veri, come il blocco articolare.
Nella pratica domiciliare il ciclo prevede sedute quotidiane prolungate per alcune settimane, con solenoide o piastre posizionati sul ginocchio secondo l’indicazione del medico o del tecnico ortopedico.
Controindicazioni e precauzioni
- portatori di pacemaker o altri dispositivi elettronici impiantati;
- gravidanza;
- neoplasie in fase attiva nell’area di trattamento;
- epilessia non controllata.
La presenza di mezzi di sintesi o di una protesi metallica non è di per sé una controindicazione, ma l’applicazione va sempre confermata dallo specialista.
Domande frequenti
L’artrosi del ginocchio si può guarire?
Il danno cartilagineo già presente non regredisce, ma i sintomi possono essere controllati molto bene e la progressione può essere rallentata agendo su peso, forza muscolare e carichi. Molte persone mantengono una buona qualità di vita senza ricorrere alla chirurgia.
Camminare fa bene o fa male?
Il movimento regolare e progressivo è utile: rinforza i muscoli e nutre la cartilagine. Vanno invece evitati i sovraccarichi improvvisi e le attività ad alto impatto nelle fasi di riacutizzazione. Il programma va calibrato sulla singola persona.
Servono sempre la risonanza magnetica o la TAC?
No. Nella maggior parte dei casi bastano la visita e la radiografia sotto carico. La risonanza si riserva ai casi con sospetta lesione meniscale o legamentosa, edema osseo o in fase pre-operatoria.
La magnetoterapia rigenera la cartilagine?
Per quanto tempo si fa un ciclo di magnetoterapia?
I protocolli variano molto: in genere si eseguono sedute quotidiane per alcune settimane. Durata e parametri devono essere indicati dal medico prescrittore in base al quadro clinico.
Magnetoterapia CEMP e noleggio a domicilio
Se il medico o lo specialista che ti segue ti ha prescritto o consigliato la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP), il ciclo di sedute può essere svolto anche a casa. Indicazione, numero di sedute, durata giornaliera e posizionamento vanno stabiliti da chi ti ha in cura, all’interno del percorso di trattamento e riabilitazione che ti è stato indicato.
Le diverse sigle commerciali e i parametri utilizzati sono spiegati nella pagina dedicata a nomi e definizioni della magnetoterapia CEMP.
Controindicazioni e precauzioni
- portatori di pacemaker o altri dispositivi elettronici impiantati;
- gravidanza;
- neoplasie in fase attiva nell’area di trattamento;
- epilessia non controllata.
La presenza di mezzi di sintesi metallici non è di per sé una controindicazione, ma l’applicazione va sempre confermata dallo specialista.
Il noleggio della magnetoterapia CEMP permette di svolgere il ciclo di sedute a casa, con apparecchi certificati come dispositivi medici, consegna inclusa e assistenza tecnica dedicata. Per i modelli disponibili e le modalità di consegna è possibile consultare il sito ufficiale del servizio di noleggio oppure contattare il numero 081 0098420, attivo tutti i giorni dalle 08:00 alle 21:00.
Fonti scientifiche
- OARSI guidelines for the non-surgical management of knee, hip, and polyarticular osteoarthritis. Osteoarthritis and Cartilage, 2019. PubMed
- 2019 American College of Rheumatology/Arthritis Foundation Guideline for the Management of Osteoarthritis of the Hand, Hip, and Knee. Arthritis Care & Research, 2020. PubMed
- Exercise for osteoarthritis of the knee. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024. PubMed
- Effects of Pulsed Electromagnetic Field Therapy on Pain, Stiffness, Physical Function, and Quality of Life in Patients With Osteoarthritis: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Placebo-Controlled Trials. Physical Therapy, 2020. PubMed
- Pulsed Electromagnetic Field Therapy in People with Knee Osteoarthritis: A Systematic Review and Meta-Analysis. Medicina (Kaunas), 2026. PubMed
Avvertenza importante
Questo contenuto ha finalità puramente divulgative e non è un articolo scientifico né una linea guida clinica: le informazioni riportate sono una sintesi divulgativa della letteratura citata in fondo alla pagina.
Non sostituisce in alcun modo la visita, la diagnosi, la prescrizione o il parere del medico. Rivolgiti sempre al tuo medico o a uno specialista prima di iniziare, modificare o interrompere qualsiasi terapia.
La magnetoterapia e le altre terapie fisiche vanno utilizzate solo su prescrizione medica: il noleggio non ha valore diagnostico e non sostituisce il percorso di cura indicato dal professionista.
