Frattura pluriframmentaria del calcagno: sintomi, trattamento e recupero
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- 1. Frattura pluriframmentaria del calcagno: sintomi, trattamento e recupero
Pubblicato: 25 Luglio 2025 · Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2026
La frattura pluriframmentaria del calcagno (o comminuta) è una frattura in cui l’osso del tallone si scompone in più frammenti. Nella maggior parte dei casi è provocata da un trauma ad alta energia con carico assiale: una caduta dall’alto in piedi, un incidente stradale, un infortunio sul lavoro.
È considerata una delle fratture più impegnative del piede, perché nel 70-75% dei casi la rima entra nell’articolazione sottoastragalica, quella che permette al piede di adattarsi ai terreni. La qualità del recupero dipende dal ripristino della forma del tallone, dalla gestione delle complicanze precoci e da una riabilitazione lunga e paziente.
In sintesi
- Meccanismo tipico: caduta dall’alto con atterraggio sui talloni; nel 10% circa dei casi si associa una frattura della colonna vertebrale.
- La TC è l’esame indispensabile per capire quanti frammenti ci sono e come sono disposti.
- La complicanza precoce più temibile è la sindrome compartimentale del piede.
- Il grande studio randomizzato britannico UK HeFT non ha mostrato vantaggi della chirurgia rispetto al trattamento non operatorio nelle fratture intra-articolari scomposte.
- Il recupero è lungo: gonfiore e dolore possono durare molti mesi e la rigidità sottoastragalica è frequente.
Perché il calcagno si frattura in tanti frammenti
Il calcagno è l’osso più grande del piede ed è costituito da un guscio corticale sottile che racchiude un’abbondante osso spugnoso. Questa struttura è ideale per assorbire gli urti, ma quando il carico supera la soglia di resistenza l’osso collassa e si frammenta come una scatola schiacciata, invece di rompersi lungo una linea netta.
Nel trauma tipico l’astragalo viene spinto verso il basso contro il calcagno e agisce come un cuneo: si crea una rima primaria che attraversa la superficie articolare posteriore e, se l’energia è elevata, si aggiungono rime secondarie con appiattimento del tallone, allargamento laterale e perdita dell’angolo di Böhler.
Cause e lesioni associate
| Meccanismo | Aspetti da considerare |
|---|---|
| Caduta dall’alto in piedi | Il più frequente; richiede sempre di valutare colonna lombare, ginocchia e bacino |
| Incidente stradale | Impatto del pedale o del pianale sul retropiede; spesso lesioni multiple |
| Infortunio sul lavoro | Caduta da scala o da ponteggio; frequente la bilateralità |
| Trauma su osso fragile | Nell’anziano e nell’osteoporosi bastano energie inferiori |
| Frattura da stress | Nei militari, nei corridori e nell’osso fragile: dolore progressivo senza trauma acuto |
Le fratture bilaterali non sono rare e in circa un caso su dieci coesiste una frattura vertebrale toraco-lombare: per questo il pronto soccorso valuta sempre la schiena, anche quando il dolore dominante è al tallone.
Sintomi
Il quadro è immediato e marcato: dolore intenso al tallone, impossibilità di appoggiare il piede, gonfiore che aumenta rapidamente, ecchimosi che si estende alla pianta e ai lati del retropiede. Il tallone appare spesso allargato, appiattito e deformato, e la pelle può presentare vescicole (flittene) nelle prime 24-48 ore.
Emergenza: la sindrome compartimentale del piede
Diagnosi
La radiografia (proiezioni laterale, assiale di Harris e obliqua) documenta la frattura e permette di misurare l’angolo di Böhler, indicatore del collasso dell’altezza del tallone.
L’esame decisivo è però la TC: solo la tomografia mostra il numero e la posizione dei frammenti, l’interessamento della faccetta articolare posteriore e l’allargamento della parete laterale. Su questa base si applica la classificazione di Sanders, che guida la scelta terapeutica e informa sulla prognosi.
Trattamento: chirurgia o no?
È il punto più discusso della traumatologia del piede, ed è giusto riportare le prove disponibili invece di semplificare. Lo studio randomizzato britannico UK Heel Fracture Trial, pubblicato sul BMJ, ha confrontato riduzione e sintesi chirurgica contro trattamento non operatorio in fratture chiuse, scomposte e intra-articolari del calcagno: non ha rilevato un beneficio della chirurgia negli esiti riferiti dal paziente a due anni, a fronte di un tasso maggiore di complicanze, in particolare di problemi della ferita.
Questo non significa che la chirurgia sia sempre inutile: significa che non è automaticamente la scelta migliore e che l’indicazione va individualizzata. Pesano il tipo di frattura secondo Sanders, l’età, il fumo, il diabete, la vasculopatia, la richiesta funzionale e le condizioni della pelle.
| Approccio | Quando viene considerato e che cosa comporta |
|---|---|
| Non operatorio | Fratture poco scomposte, extra-articolari, pazienti a rischio elevato di complicanze cutanee; immobilizzazione, scarico e mobilizzazione precoce senza carico |
| Riduzione e sintesi con placca | Fratture intra-articolari scomposte in pazienti selezionati; richiede attesa del riassorbimento del gonfiore, in genere 1-2 settimane |
| Tecniche mini-invasive o percutanee | Riducono il rischio di complicanze della ferita rispetto all’approccio laterale esteso |
| Artrodesi sottoastragalica primaria | Considerata in alcune fratture altamente comminute (Sanders IV), per prevenire un secondo intervento |
| Chirurgia della malunione | A distanza, in caso di deformità e artrosi sottoastragalica sintomatica |
La regola del «no carico»
Recupero e riabilitazione
La riabilitazione inizia presto, anche a piede scarico: mobilizzazione della caviglia e delle dita, esercizi contro l’edema con arto sollevato, mantenimento del tono di coscia e anca. Con l’autorizzazione medica si passa al carico progressivo, al recupero della sottoastragalica, alla rieducazione del passo e infine al lavoro propriocettivo e di forza.
Occorre essere realistici sui tempi: il gonfiore del piede può persistere sei mesi o più, la rigidità sottoastragalica è comune e il ritorno al lavoro, soprattutto se pesante, richiede spesso molti mesi. Il cuscinetto adiposo del tallone, danneggiato dal trauma, può restare dolente a lungo: solette ammortizzanti e calzature adeguate aiutano.
Vanno segnalati al medico dolore diffuso e sproporzionato con alterazioni del colore, della temperatura o della sudorazione del piede, che possono indicare una algodistrofia del piede. Vedi anche: magnetoterapia e problemi del piede.
Domande frequenti
Quanto tempo prima di camminare di nuovo?
Di norma il piede resta senza carico per circa otto-dodici settimane, poi si inizia un carico progressivo. Il cammino autonomo su distanze normali richiede in genere alcuni mesi, e il recupero completo può superare l’anno nelle fratture più comminute.
È sempre necessario operare?
No. Lo studio randomizzato UK HeFT non ha dimostrato un vantaggio della chirurgia nelle fratture intra-articolari scomposte, con più complicanze nel gruppo operato. La decisione è individuale e la prende l’ortopedico valutando frattura, stato della pelle e fattori di rischio.
Perché il piede resta gonfio così a lungo?
Il trauma danneggia i tessuti molli e il drenaggio venoso e linfatico del retropiede è lento. Un gonfiore che si accentua a fine giornata per molti mesi è comune; aiutano l’elevazione dell’arto, la mobilizzazione e le calze elastiche se prescritte.
Rimarrà un dolore permanente?
Non necessariamente, ma una quota di persone mantiene dolore al carico prolungato e rigidità della sottoastragalica, soprattutto nelle fratture molto comminute. L’artrosi sottoastragalica è la complicanza tardiva più frequente e, se invalidante, può essere trattata chirurgicamente.
Magnetoterapia CEMP e noleggio a domicilio
Se il medico o lo specialista che ti segue ti ha prescritto o consigliato la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP), il ciclo di sedute può essere svolto anche a casa. Indicazione, numero di sedute, durata giornaliera e posizionamento vanno stabiliti da chi ti ha in cura, all’interno del percorso di trattamento e riabilitazione che ti è stato indicato.
Le diverse sigle commerciali e i parametri utilizzati sono spiegati nella pagina dedicata a nomi e definizioni della magnetoterapia CEMP.
Controindicazioni e precauzioni
- portatori di pacemaker o altri dispositivi elettronici impiantati;
- gravidanza;
- neoplasie in fase attiva nell’area di trattamento;
- epilessia non controllata.
La presenza di mezzi di sintesi metallici non è di per sé una controindicazione, ma l’applicazione va sempre confermata dallo specialista.
Il noleggio della magnetoterapia CEMP permette di svolgere il ciclo di sedute a casa, con apparecchi certificati come dispositivi medici, consegna inclusa e assistenza tecnica dedicata. Per i modelli disponibili e le modalità di consegna è possibile consultare il sito ufficiale del servizio di noleggio oppure contattare il numero 081 0098420, attivo tutti i giorni dalle 08:00 alle 21:00.
Fonti scientifiche
- Operative versus non-operative treatment for closed, displaced, intra-articular fractures of the calcaneus: randomised controlled trial (UK Heel Fracture Trial). BMJ, 2014. PubMed
- Predictors of compartment syndrome of the foot after fracture of the calcaneus. The Bone & Joint Journal, 2018. PubMed
- Compartment Syndrome of the Foot: An Evidence-Based Review. The Journal of Foot and Ankle Surgery, 2019. PubMed
- Management of the Subtalar Joint Following Calcaneal Fracture Malunion. Foot and Ankle Clinics, 2022. PubMed
- Electromagnetic field stimulation for treating delayed union or non-union of long bone fractures in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2011. PubMed
- Pulsed electromagnetic field stimulation for acute tibial shaft fractures: a multicenter, double-blind, randomized trial. The Journal of Bone and Joint Surgery (Am), 2011. PubMed
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Non sostituisce in alcun modo la visita, la diagnosi, la prescrizione o il parere del medico. Rivolgiti sempre al tuo medico o a uno specialista prima di iniziare, modificare o interrompere qualsiasi terapia.
La magnetoterapia e le altre terapie fisiche vanno utilizzate solo su prescrizione medica: il noleggio non ha valore diagnostico e non sostituisce il percorso di cura indicato dal professionista.
