Frattura del calcagno: sintomi, diagnosi e tempi di recupero
Pubblicato il 17 ottobre 2023 · Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2026
La frattura del calcagno è la più frequente tra le fratture delle ossa del tarso. Il calcagno è l’osso più grande del piede: forma il tallone, sostiene il peso del corpo e si articola superiormente con l’astragalo attraverso l’articolazione sottoastragalica, responsabile dei movimenti di inversione ed eversione del piede.
La sua struttura interna è prevalentemente spongiosa, rivestita da una corticale sottile: è questa conformazione a renderlo vulnerabile ai traumi compressivi, nei quali l’osso collassa su sé stesso. Nella maggior parte dei casi si tratta di fratture intra-articolari, che coinvolgono cioè la superficie dell’articolazione sottoastragalica e condizionano in modo determinante la prognosi.
Sintomi della frattura del calcagno
Il quadro clinico è in genere immediato e marcato:
- Dolore intenso al tallone, che rende difficile o impossibile appoggiare il piede e caricare il peso.
- Gonfiore ed ematoma della regione calcaneare, spesso estesi alla pianta del piede.
- Tallone allargato o deformato: nelle fratture da compressione il calcagno si schiaccia e appare slargato lateralmente, con perdita della normale altezza del retropiede.
- Impossibilità a camminare e limitazione dei movimenti di inversione ed eversione del piede.
Poiché questa frattura deriva spesso da una caduta dall’alto con atterraggio sui talloni, vanno sempre escluse lesioni associate: fratture delle vertebre lombari, del bacino e dell’arto controlaterale. Un gonfiore molto rapido e teso, con dolore sproporzionato, può indicare una sindrome compartimentale del piede e richiede una valutazione urgente.
Cause e meccanismo di lesione
Il meccanismo prevalente è il trauma assiale ad alta energia: nella caduta dall’alto l’astragalo viene spinto verso il basso come un cuneo contro il calcagno, che cede e si frattura. Le cause tipiche sono:
- cadute da altezza (scale, impalcature, tetti): è la causa più frequente, tipica degli infortuni sul lavoro;
- incidenti stradali, in particolare con impatto violento del piede contro il pianale o la pedaliera;
- traumi sportivi ad alto impatto e atterraggi violenti;
- fratture da stress, più rare, in atleti di endurance o in presenza di osteoporosi: in questi casi il dolore compare in modo graduale e non dopo un trauma preciso.
Diagnosi e classificazione di Sanders
La valutazione clinica esamina dolore, edema, morfologia del retropiede e stato della cute, che nelle fratture da compressione può essere sottoposta a forte tensione. La diagnosi si conferma con l’imaging:
- Radiografia (Rx) del piede in proiezione laterale e assiale del calcagno. Sulla proiezione laterale si misura l’angolo di Böhler, che nelle fratture con affossamento della faccetta articolare risulta ridotto o invertito: è uno degli indicatori più utilizzati.
- Tomografia computerizzata (TC): è l’esame di riferimento. Permette di studiare la faccetta articolare posteriore, di quantificare la scomposizione e di applicare la classificazione di Sanders, che distingue le fratture intra-articolari in quattro tipi in base al numero e alla posizione dei frammenti e ha un riconosciuto valore prognostico.
- Risonanza magnetica (RM): riservata ai casi dubbi, alle fratture da stress non visibili in radiografia e alla valutazione dei tessuti molli.
Trattamento e riabilitazione
Trattamento conservativo. È indicato nelle fratture extra-articolari composte e nelle intra-articolari con scomposizione minima. Prevede immobilizzazione con tutore o gesso, scarico completo del piede con stampelle, elevazione dell’arto e ghiaccio nella fase acuta. Il carico è di norma vietato per 8-12 settimane.
Trattamento chirurgico. Nelle fratture intra-articolari scomposte si ricorre alla riduzione e sintesi interna con placche e viti, per ripristinare altezza e larghezza del calcagno e la congruenza della faccetta articolare. L’intervento viene spesso rinviato di 7-14 giorni, in attesa che il gonfiore dei tessuti molli si riduca: operare su una cute in tensione aumenta il rischio di complicanze della ferita. Nei quadri più compromessi può essere indicata l’artrodesi sottoastragalica.
Riabilitazione. Comprende mobilizzazione precoce della caviglia e della sottoastragalica senza carico, esercizi di rinforzo, rieducazione propriocettiva e recupero graduale dello schema del passo, spesso con l’ausilio di plantari su misura.
Le complicanze più frequenti sono l’artrosi post-traumatica sottoastragalica, la rigidità del retropiede e i problemi di cicatrizzazione della ferita chirurgica. Il recupero funzionale completo richiede spesso 6-12 mesi.
Magnetoterapia CEMP a noleggio per la frattura del calcagno
La magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP) è una terapia fisica non invasiva impiegata come coadiuvante nella riparazione ossea: i campi pulsati stimolano l’attività degli osteoblasti e favoriscono la formazione del callo osseo. Il calcagno, per la sua struttura spongiosa e per i lunghi tempi di scarico, è una sede in cui la consolidazione può risultare rallentata; la letteratura scientifica documenta l’impiego dei CEMP soprattutto nei ritardi di consolidazione e nelle pseudoartrosi.
La magnetoterapia non sostituisce immobilizzazione, chirurgia o fisioterapia: si affianca a questi trattamenti e va utilizzata su indicazione dell’ortopedico.
Perché il noleggio. Dopo una frattura del calcagno il piede resta in scarico per settimane e gli spostamenti sono complicati. Il noleggio della magnetoterapia con consegna a domicilio permette di svolgere l’intero ciclo a casa, applicando la fascia di chiusura solenoide sul tallone per più ore al giorno o durante la notte, secondo lo schema prescritto.
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Domande frequenti
Quanto tempo serve per tornare a camminare dopo una frattura del calcagno?
Il carico è generalmente vietato per 8-12 settimane; la ripresa della deambulazione è graduale e guidata dai controlli radiografici. Il recupero funzionale completo può richiedere 6-12 mesi.
La frattura del calcagno va sempre operata?
No. Le fratture extra-articolari composte e le intra-articolari poco scomposte si trattano in modo conservativo. L’intervento è indicato quando la faccetta articolare è scomposta e l’anatomia del retropiede risulta alterata.
Perché il tallone resta gonfio e largo anche dopo mesi?
Nelle fratture da compressione il calcagno perde altezza e si slarga; se la morfologia non viene ripristinata la deformità può persistere e creare difficoltà nella calzatura. È uno dei motivi per cui si ricorre alla sintesi chirurgica.
Si può sviluppare artrosi dopo una frattura del calcagno?
Sì. L’artrosi post-traumatica dell’articolazione sottoastragalica è la complicanza tardiva più frequente, soprattutto nelle fratture intra-articolari.
Fonti e avvertenze
Contenuto redatto sulla base della letteratura ortopedica di riferimento:
- Calcaneus Fractures — StatPearls, NCBI Bookshelf (National Library of Medicine)
- Classifications in Brief: Sanders Classification of Intraarticular Fractures of the Calcaneus — Clinical Orthopaedics and Related Research, 2019
- Assiotis A. et al., Pulsed electromagnetic fields for the treatment of tibial delayed unions and nonunions, Journal of Orthopaedic Surgery and Research, 2012
Pagina pubblicata il 17 ottobre 2023 e aggiornata il 25 luglio 2026. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. La magnetoterapia va utilizzata solo dopo consiglio o prescrizione medica.
