Pubblicato: 3 Luglio 2022 · Ultimo aggiornamento: 16 Agosto 2026
La frattura del quinto metatarso è una delle fratture più comuni del piede. Interessa l’osso lungo che collega il mignolo al mesopiede e può presentarsi in sedi e forme diverse, con prognosi e trattamenti differenti. Riconoscere il tipo di frattura è importante, perché alcune zone dell’osso guariscono più lentamente di altre.
In sintesi
- La frattura del quinto metatarso può interessare la base, la diafisi o la testa dell’osso.
- Un tipo particolare è la frattura di Jones, situata in una zona a rischio di ritardo di guarigione.
- La diagnosi si basa su esame clinico e radiografia; talvolta serve la TC.
- Molte fratture si trattano in modo conservativo (tutore o gambaletto), altre richiedono la chirurgia.
- La magnetoterapia CEMP può essere impiegata come supporto alla guarigione ossea, solo su indicazione medica.
Cause, sintomi e fattori di rischio
La frattura del quinto metatarso può derivare da un trauma diretto (un urto o uno schiacciamento del piede), da una distorsione con torsione del piede (tipico meccanismo per le fratture della base) o da un sovraccarico ripetuto (fratture da stress, frequenti negli sportivi). È importante distinguere la sede: le fratture della base per avulsione tendono a guarire bene, mentre la frattura di Jones, localizzata in una zona con vascolarizzazione ridotta, è più esposta a ritardi di consolidazione.
I sintomi comprendono dolore sul bordo esterno del piede, gonfiore, ematoma e difficoltà o impossibilità a caricare il peso.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull’esame clinico (dolore alla palpazione sul bordo esterno del piede, gonfiore, difficoltà al carico) e sulla radiografia del piede in più proiezioni, che consente di individuare sede e tipo di frattura. In casi selezionati, per fratture complesse o dubbie, può essere richiesta una TC; la risonanza magnetica è utile soprattutto nel sospetto di fratture da stress non ancora evidenti alla radiografia.
L’identificazione precisa della sede è determinante per la scelta terapeutica, in particolare per riconoscere la frattura di Jones e le fratture da stress, che hanno una gestione più attenta.
Trattamento e riabilitazione
Molte fratture del quinto metatarso, soprattutto quelle composte e stabili, si trattano in modo conservativo con un tutore rigido o un gambaletto/stivaletto e un carico regolato secondo indicazione medica, per alcune settimane. Le fratture scomposte, quelle di Jones ad alto rischio e alcune fratture da stress negli sportivi possono invece richiedere un trattamento chirurgico per favorire una guarigione corretta e ridurre il rischio di mancata consolidazione.
Le terapie fisiche, tra cui la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati, possono essere impiegate come supporto nei percorsi di guarigione ossea, in particolare nei ritardi di consolidazione, sempre su indicazione dello specialista.
